Sommario
In questo articolo illustrerò come attraverso un adeguato utilizzo di pause, silenzi e brevi incoraggiamenti si faciliti il dialogo e l’ascolto autentico coi giocatoriOrganizzazione
Nell’articolo precedente ho parlato di ascolto autentico in risposta al bisogno dei bambini/ragazzi di trovare comprensione ed accoglimento da parte degli allenatori ed educatori in generale.
Vorrei ora illustrare con esempi pratici i vari canali comunicativi, verbali e non verbali, attraverso i quali trasmettere un reale ascolto ed empatia.
L’ascolto può essere attivo o passivo ed essere, come ci suggeriscono le parole stesse, più o meno partecipe.
Nel caso dell’ascolto attivo, l’educatore/allenatore al momento opportuno ed in maniera discreta, non aggressiva ne invadente, restituisce quanto ha compreso di ciò che il ragazzo gli sta comunicando: “Mi pare di capire che … credo tu mi stia dicendo che … per quello che mi dici posso immaginare che …”.
Non c’è una regola per capire quando aprire bocca! Dobbiamo essere finemente in contatto con loro, cogliere una pausa, un sospiro dove il nostro parlare lo può aiutare a “prendere fiato”, riordinarsi le idee, chiarirsi. Certo è che non dobbiamo ad ogni piccolo cenno di pausa od esitazione dire la nostra: il rischio sarebbe quello di metterlo in ansia, mettergli fretta o di non rispettare i suoi tempi. Ricordiamoci che non è facile parlare delle proprie emozioni, dubbi e paure.
È fondamentale che la restituzione non implichi giudizio, condanna o critiche: il giocatore deve sentirsi compreso ed accettato. Non significa che dobbiamo essere sempre e comunque d’accordo con lui; significa invece che capiamo e rispettiamo il suo vissuto, le sue emozioni ed il suo punto di vista. Solo da un iniziale ascolto reale può poi nascere una sana e costruttiva discussione, ove necessario.Per quanto riguarda l’ascolto passivo, questo si traduce in silenzio attento, con numerosi vantaggi:
- facilita il proseguimento della comunicazione da parte del bambino/ragazzo;
- il giocatore si sente libero di esprimersi;
- il giocatore sente che l’allenatore lo sta ascoltando e gli sta dando il tempo di esprimersi.
Quest’ultimo punto è spesso quello più difficile da attuare per l’allenatore che, come ogni educatore, ha fretta: fretta di fare, fretta di parlare, fretta di andare avanti col programma, fretta di dare risposte e soluzioni quando, come già detto, l’atleta spesso ha solo bisogno di parlare e sentirsi almeno per una volta ascoltato.
Il silenzio va accompagnato da piccoli messaggi, verbali e non, che rafforzano l’ascolto: sorridere, annuire, cercare un contatto oculare costante, ma non invasivo, piccoli cenni di comprensione, brevi frasi o suoni che invitano a proseguire: “ti ascolto … mhmh … vai avanti … capisco … si …”.In comunicazione si chiama timing, ovvero sincronizzazione, la capacità da parte dei comunicatori, in questo caso di noi educatori, di trovare la giusta alternanza ed equilibrio tra il parlare e lo stare in silenzio. Se a parlare siamo tutti bravi, come si suol dire, stare in silenzio richiede molta più abilità ed apertura verso il prossimo.
In conclusione, ascoltare e sintonizzarsi sulla frequenza dei giocatori dovrebbe essere il primo obiettivo degli allenatori non solo per facilitare la comunicazione di obiettivi, esercitazioni, regole o quanto altro, ma soprattutto per entrare in sintonia con loro: capire la loro realtà che non è la nostra, comprendere il loro punto di vista che non è per forza il nostro e che può talvolta rivelarsi quello giusto!
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