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Uno dei compiti dell’allenatore è quello di dare una lettura a ciò che succede in campo. Il giocatore stesso può aiutarci nella corretta interpretazione di ciò che fanno, scelgono e decidonoOrganizzazione
Abbiamo più volte sottolineato come il calciatore debba essere attore protagonista del gioco. In allenamento come in partita gli atleti hanno il diritto e “dovere” di esprimersi, sperimentare, scegliere, agire, sbagliare, riprovare.
Compito dell’allenatore è quello di seguirli nel loro percorso di crescita: il Mister mette i giocatori nelle condizioni fisiche, psicologiche, ma anche ambientali di fare e pensare. Attraverso una programmazione ed una definizione condivisa degli obiettivi, personali e di squadra, nel breve e nel lungo termine, l’allenatore prepara allenamento e campo e si mette a disposizione dei giocatori. Stimoli, feedback, rinforzi, regole, attrezzi … tutto al servizio della squadra che si allena.
Col tempo il Mister impara a conoscere ogni singolo giocatore e, complice l’esperienza e la preparazione, diventa sempre più bravo a leggere ed interpretare scelte, situazioni e comportamenti.
Ma siamo sempre giusti in questo? Siamo sempre capaci di dare la corretta lettura del gioco e dei giocatori? Sappiamo sempre cosa passa loro per la testa e cosa li spinge in una certa direzione o scelta? Talvolta forse abbiamo la presunzione o semplicemente la convinzione di capire e sapere dimenticandoci di coinvolgere e rendere partecipi gli elementi più importanti del gioco: gli atleti.
I GIOCATORI DIVENTANO PROTAGONISTI ATTRAVERSO IL CONFRONTO
Il giocatore è colui che meglio di chiunque altro può probabilmente fornirci le informazioni e darci una corretta interpretazione e lettura delle cose: scelte, strategie, motivazioni, comportamenti adottati ...
Il giocatore anche in questo senso deve essere attore protagonista.

Quindi, è l’atleta stesso che può fornirci dei feedback che ci aiutano a comprendere meglio la scelta che adotta, i gesti che mette in atto, e a motivare i comportamenti anche quando risultano inefficaci. Avviare un confronto costruttivo con i nostri giocatori ha un grandissimo valore per capire pensieri e vissuti dietro un’azione che si rivela errata e non efficace. Il confronto permette inoltre di aumentare la consapevolezza del giocatore stesso che in questo modo è costretto a riflettere e a dar voce ai propri pensieri.
Un ulteriore innegabile vantaggio del capire cosa porta ad un gesto anche sbagliato è che possiamo in questo modo premiare lo sforzo, l’intenzione, il pensiero che c’era dietro evitando di limitarci al solo comportamento manifesto. Insieme al giocatore sarà poi importante capire dove l’ingranaggio si è incespicato e guidarlo, senza sostituirsi a lui, a soluzioni diverse.
Quando arriveremo ad agire una presenza sempre più “invisibile” per i nostri giocatori, avremmo fatto gol nel ruolo di allenatori.
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