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(T)errore - Seconda parte

(T)errore - Seconda parte

 
Obiettivo
Sommario
Continuiamo le riflessioni sulla gestione dei vissuti emotivi conseguenti l’errore e di come, con domande ed affermazioni, si possano aiutare gli atleti a trarre il meglio dalle loro esperienze
Continuiamo le nostre riflessioni sulla corretta gestione dei vissuti emotivi conseguenti l’errore e di come, attraverso domande ed affermazioni, si possano aiutare gli atleti a trarre il meglio dalle loro esperienze lavorando sui “limiti” del momento.
 
Successo scala verso il successo
Nell’articolo precedente abbiamo fatto alcune considerazioni su come sia importante aiutare i nostri giocatori a trovare un atteggiamento propositivo di fronte ad un errore commesso. Abbiamo visto come l’errore possa diventare momento fortemente allenante soprattutto da un punto di vista mentale ancora più che tecnico.
Ho sottolineato come si debba partire dall’osservazione: osservare l’errore non semplicemente per prenderne atto e correggerlo, ma perché questo si trasformi in un punto di partenza per allenare la resilienza ovvero la capacità di resistere, reagire ed adattarsi di fronte agli eventi stressanti.
Oltre agli aspetti già sottolineati nell’articolo precedente a cui vi rimando, è utile stimolare i nostri giocatori affinché imparino a cogliere di ogni situazioni aspetti positivi e negativi, a mantenere ciò che serve loro e ha funzionato e a trasformare i limiti e gli insuccessi in sfide da vincere.
 
È importante restituire agli atleti ciò che è loro utile e ciò che si può rivelare dannoso. Quando un giocatore si arrabbia dopo lo sbaglio prendendosela con le cose, gli altri o sé stesso, quando diventa scuro e si chiude in sé stesso, quando si avvilisce, quando invece reagisce … Reazioni diverse, atteggiamenti differenti, cosa è loro utile?
Di fronte ad un atteggiamento evidentemente positivo o palesemente negativo possiamo fare domande di questo tipo: “Che cosa in particolare ti fa così arrabbiare? …. In che modo ti è utile pensare a questo? … Credi che rimanere fermo lì ti porti  alla soluzione? … Cosa ti può aiutare a fare meglio la prossima volta? … Proviamo a reagire come hai fatto la volta scorsa! … Dai, dai, dai, questo è il momento di reagire e tenere duro!”.
Questi sono alcuni esempi di affermazioni e domande che possiamo rivolgere ai nostri giocatori affinché imparino a prendere consapevolezza dei pensieri che hanno e che influiscono poi sul loro stato emotivo e sui comportamenti conseguenti; frasi che stimolano a reagire e ad andare oltre; considerazioni che ricordino loro passate esperienze di riuscita e che diano un’idea della strada che è più utile percorrere se vogliono allenare una mentalità vincente.
 
Corsa ad ostacoli atleti olimpiadi
 
Ciò che scegliamo di dire e fare dipende dall’atteggiamento che osserviamo nei nostri giocatori più che dall’errore di per sé. Quando coinvolgere il gruppo nel momento dell’errore del singolo dipende dal nostro obiettivo (vedi anche articolo di gennaio 2018). Indicativamente, in linea con la logica di rinforzare i successi più che sottolineare gli insuccessi come ho più volte detto, ritengo utile far emergere di fronte al gruppo gli atteggiamenti che premiano e che portano a soluzioni. È molto proficuo evidenziare gli atteggiamenti che denotano resilienza, coraggio e determinazione più che la riuscita di per sé. Ciò sarà utile per la crescita personale di ogni singolo individuo e per premiare il processo prima ancora che il risultato.
Il risultato sarà frutto di un percorso ad ostacoli portato a termine perché ho imparato a saltare sempre più in alto, in maniera efficace, spendendo il mio tempo a trovare soluzioni adeguate senza perdermi d’animo.

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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