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Strategie attentive con i piccoli

Strategie attentive con i piccoli

 
Obiettivo
Sommario
In questo articolo vedremo quali accorgimenti adottare per gestire al meglio l’attenzione labile dei giocatori più giovani
Le capacità attentive sono allenabili e col tempo migliorano. La quantità di informazioni trattenute, il direzionare l’attenzione sugli stimoli rilevanti, il suo mantenimento per periodi prolungati: sono aspetti che gradualmente e con le corrette proposte e stimolazioni aumentano facendo migliorare la prestazione.
Nei più piccoli queste variabili sono, come ho più volte sottolineato nei precedenti articoli sulle capacità attentive, fortemente limitati. Ciò significa che, da un lato in qualità di allenatore devo fare in modo di allenare ed incrementare tali aspetti, d’altro canto devo tenere conto di ciò ed adottare piccole strategie per catturare l’attenzione dei giovani giocatori.
Oltre agli accorgimenti già esposti riferiti a giocatori di qualunque età, vediamo cos’altro possiamo mettere in atto con le fasce d’età più basse.
Farli scatenare e giocare da subito! I bambini hanno un bisogno fisiologico di muoversi, fare e strafare, correre, esprimersi e liberare la grande energia che hanno e che accumulano nelle tante ore passate seduti nei banchi di scuola. Spesso poi a casa, dopo aver pranzato (seduti), i genitori li mettono subito a fare i compiti (seduti) o al massimo lasciano loro una pausa relax in cui i bambini solitamente giocano con videogiochi o simili (seduti). Comprendiamo, quindi, come possano arrivare in campo e quanto, inconsciamente, sentano ed abbiano il bisogno di “liberarsi”. Se non li lasciamo scaricare esploderanno poi attraverso chiacchiere continue, distrazioni, dispetti reciproci, ecc..
Usiamo, quindi, delle modalità di attivazione che prevedano una iniziale fase di completa libertà di movimento sempre in sicurezza e sotto il nostro vigile controllo, e l’uso del gioco, della palla e dell’interazione con gli altri fin dalle primissime battute.
 

E durante le spiegazioni?

 
I bambini si distraggono facilmente e con qualunque cosa, anche vedendo passare una farfalla! In gruppo basta un contatto fisico per dar vita a spintoni, scherzi e giochi tra loro. Cosa fare?
Ripetizione della spiegazione da parte loro. Avvisiamoli che, quando andremo a spiegare, a turno faremo ripetere a uno di loro quanto detto dal Mister. Fare ciò ha molteplici vantaggi:
  • Aumenta la probabilità che i giocatori ascoltino;
  • Sentire nuovamente la ripetizione aiuta a comprenderla e memorizzarla meglio da parte di tutti;
  • Ci permette di renderci conto se la spiegazione è stata correttamente intesa;
  • Responsabilizza i giovani calciatori;
  • Evita che ci “stressiamo” troppo, fisicamente e mentalmente, in ripetute ripetizioni.
Starà poi all’allenatore fare in modo che a turno tutti si trovino a spiegare ai compagni l’esercizio dando più spazio soprattutto a chi vediamo distratto o sappiamo fare più fatica a rimanere attento.
 

Quando la confusione regna sovrana.

 
Capita con i più piccoli che, nonostante la nostra abilità (si spera) nel trovare contenuti, proposte e modalità stimolanti, chiacchierino e disturbino il lavoro. Cosa fare?
Facciamo silenzio. I bambini sono abituati a sentirsi strillare addosso quando devono stare zitti, per cui il gridare loro diventa solo rumore di fondo che perde di efficacia. Risulta molto più produttivo (e meno dispendioso per le nostre corde vocali!) azzittirci e fermarci, magari facendo un paio di passi indietro. A questo punto solitamente un bambino se ne accorge e, compreso il disappunto del Mister, comincia a richiamare uno o più compagni, verbalmente o con una leggera gomitata, dicendo “Dai, smettiamola altrimenti il Mister si arrabbia!”. Ad effetto domino recupereremo l’attenzione dei giovani atleti.
 
Nel fare ciò è importante rimanere pacati, fermi e non iniziare la spiegazione fino a quando tutti i bambini sono tornati all’ordine, possibilmente anticipando la nostra ripresa dell’allenamento con una frase del tipo “Bene! Ora che ho la vostra attenzione possiamo tornare ad allenarci per diventare bravi calciatori”.
Non abbiate fretta di far lavorare i vostri piccoli con allenamenti da giocatori grandi, o farete perdere loro la possibilità di diventare grandi giocatori.

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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