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Strategie pratiche “cattura attenzione” - Seconda parte

Strategie pratiche “cattura attenzione” - Seconda parte

 
Obiettivo
Sommario
In questo articolo vedremo come catturare l’attenzione dei giocatori attraverso un uso consapevole e mirato di alcuni elementi della comunicazione non verbale
Nell’articolo precedente abbiamo visto alcune strategie pratiche per indirizzare efficacemente i nostri messaggi ed aumentare l’attenzione dei nostri calciatori. Vorrei continuare ad illustrare quali possono essere gli accorgimenti che possiamo mettere in atto con consapevolezza e cognizione di causa così da migliorare gli aspetti attentivi e comunicativi tra noi ed i nostri atleti. In particolare, vorrei parlare degli aspetti non verbali della comunicazione (per maggiore chiarezza sulla comunicazione non verbale rimando ai precedenti personali articoli sul tema della comunicazione).
 
IN CHE MODO POSSIAMO USARE LA COMUNICAZIONE NON VERBALE PER CATTURARE L'ATTENZIONE?
Esistono diverse modalità comunicative che posso sfruttare per attirare l’attenzione dei miei giocatori e/o per evidenziare un particolare contenuto del messaggio che sto loro inviando.
 
Tono della voce
Tendenzialmente, per cattiva abitudine o a causa del contesto di lavoro (spazi aperti ed ampi, ambiente rumoroso e numeroso) gli allenatori usano un tono di voce molto alto. Questo tipo di scelta, se non consapevole e motivata, preclude diverse opportunità tra cui appunto quella di usare un tono di voce marcatamente più alto solo nel momento in cui voglio sottolineare una parola-chiave o voglio ridestare l’attenzione di qualche giocatore. Se parlo sempre forte diventa fisicamente difficile che io possa alzare ulteriormente la voce. E se lo faccio finisco letteralmente per gridare a tal punto che da strategia comunicativa si trasforma in una sgridata a tutti gli effetti. Inoltre, se i miei ragazzi sono abituati ad un tono alto, diventerà per loro difficile cogliere un innalzamento della voce e capire che in quel momento stiamo sottolineando una parola-chiave o chiedendo maggiore attenzione.
Parlare invece, con tono deciso, sicuro e chiaro non solo facilita l’abituale comunicazione, ma permette, quando necessario, di alzarlo così da rinforzare il messaggio o recuperare l’attenzione.
 
Orientamento del corpo
La posizione del nostro corpo incide molto sul grado di attenzione che voglio dai miei giocatori. Se sto parlando alla squadra è necessario che il mio corpo “abbracci” tutti i giocatori che si sentiranno ugualmente presi in causa. Se, in un certo momento della spiegazione, ho bisogno di avere maggiore attenzione dai difensori centrali ecco che sposterò il mio orientamento nella direzione dei diretti interessati, senza tuttavia perdere di vista la squadra. Se, ancora, la disattenzione di qualcuno richiede un intervento più mirato, ecco che ruoterò il mio corpo in maniera più evidente verso quel/i giocatore/i. In questo modo, non solo aumento l’attenzione di chi era distratto, ma invio un messaggio autorevole a tutta la squadra che percepisce come la distrazione sia colta da parte nostra e non approvata. Il messaggio che sto inviando si muove quindi su due differenti piani: uno di contenuto ed uno di relazione.
 
Contatto oculare
Sulla stessa linea dell’orientamento del corpo anche il contatto oculare può essere molto incisivo e direttivo. Quindi, equamente distribuito alla squadra per trasmettere interesse, coinvolgimento e attenzione data e richiesta da parte di tutti, oltre a non creare imbarazzi e fraintendimenti se mi limitassi a guardare sempre i soliti giocatori. Un contatto oculare invece che si sofferma su un certo giocatore se voglio che il messaggio arrivi in maniera più diretta, specifica ed inequivocabile a lui o, come per l’orientamento del corpo, se voglio maggiore attenzione da un mio atleta che pare in quel momento distratto.
 
 
A proposito di contatto oculare, attenzione che non sempre vale il processo contrario. Mi spiego meglio. Molte persone ascoltato e sono maggiormente concentrate ed attente facendo altro ed evitando il contatto oculare: per esempio, tenendo lo sguardo fisso a terra, sul pallone, giocherellando con il laccio delle scarpette, o, se fossimo in aula, scarabocchiando o facendo dei disegni ripetitivi.
Guardare il “nulla” o attuare gesti monotoni libera la mente e le dà maggiore apertura per immaginare situazioni e contesti (per es. la partita di cui il Mister sta parlando) distaccandosi dalla realtà e dal giudizio del momento.
Quindi, prima di considerare distratto un mio atleta che non ci guarda negli occhi, appuriamo, chiedendolo benevolmente, se quello che fa è il suo modo per stare attento e concentrato, così eviteremo di interpretare male, di arrabbiarci o richiamare qualcuno che non lo merita!

 

Autore

Ritratto di daniela.oriandi
| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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