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Le distorsioni del pensiero

Le distorsioni del pensiero

 
Obiettivo
Sommario
L’articolo illustra come i processi di valutazione della situazione competitiva possano essere viziati da alcune modalità di ragionamento che allontanano il giocatore da un’analisi oggettiva della realtà
 
Nell’articolo precedente abbiamo visto come l’ansia possa essere influenzata dai processi di valutazione del giocatore. Tali processi riguardano la valutazione delle proprie abilità e la valutazione della partita stessa che a loro volta saranno influenzate dalle esperienze passate. L’ansia provata sembra quindi dipendere dalla distanza tra la percezione delle proprie abilità (‘buone’ vs ‘scarse’ abilità) e la fattibilità della partita (partita ‘poco fattibile’ vs ‘molto fattibile’).
In questo articolo vedremo come la valutazione può rispecchiare più un’interpretazione soggettiva dei fatti e meno ad una valutazione oggettiva della realtà, a causa di una serie di distorsioni di ragionamento. 
Abbiamo già detto che l’ansia può essere influenzata in buona parte da come ‘pensiamo’, sia che siamo in allenamento, sia che stiamo giocando la partita. Il nostro pensiero può quindi avere l’effetto di incrementare o diminuire l’ansia. Per questo motivo è importante, in particolare, conoscere e imparare a riconoscere le modalità di ragionamento che ci portano ad affrontare le situazioni in modo svantaggioso.
Si parla di distorsioni in quanto la persona non analizza la realtà sulla base di prove concrete, attraverso un’analisi scientifica, ma traendo conclusioni che spesso non hanno fondamenti e ‘prove’ salde e che hanno l’effetto di incrementare l’ansia.
Vediamo le principali distorsioni del pensiero.
 
  • Il pensiero tutto o nulla. È quel tipo di ragionamento che ci fa vedere ‘bianco o nero’, senza considerare la scala di grigi. Ad esempio, alcuni attaccanti pensano che se non segnano sono un fallimento e che solo il goal può renderli degni di stima. Tuttavia, benché il goal nel calcio sia decisamente importante, esso rappresenta la lieta conclusione di un buon gioco di squadra, in cui le azioni del singolo, se coordinate a quelle dei compagni, sono di fondamentale importanza. Quindi un attaccante può giocare un’ottima partita senza, ahimè, mai segnare (per mille motivi) avendo una prestazione che lo rende ugualmente degno di stima.
 
  • Squalificare o sminuire. Questo ragionamento si riferisce a quando la persona dice che tutto ciò che c’è di positivo (es. le esperienze, le proprie qualità, le azioni) non conta. E’ il caso in cui un giocatore o anche un allenatore pensa che la vittoria della propria squadra sia dovuta alla fortuna e non alle capacità della squadra stessa. Se gli aspetti positivi vengono svalutati, viene meno quella sicurezza che permette di poter affrontare al meglio e con entusiasmo il gioco, con un conseguente aumento dell’ansia.
 
  • Ragionamento emotivo. Questa modalità di pensiero è una delle più frequenti tra gli sportivi, ma ha un grosso potere negativo sulla prestazione. Quando l’atleta o l’allenatore ‘pensano emotivamente’ sono portati a credere che l’esito della partita sarà di un certo tipo, spesso negativo, perché ‘se lo sentono’. Quindi se c’è un particolare stato d’ansia, questo può essere letto come ‘presagio’ di una perdita, trascurando invece le prove contrarie. L’effetto di giocare come se già avesse perso, con tutti i connotati emotivi e di prestazione, può portare con più probabilità all’avverarsi del ‘presagio’.
 
  • Filtro mentale. Consiste nel prestare attenzione in modo erroneo solo ad un dettaglio negativo, senza una visione globale. Il giocatore o l’allenatore potrebbero prestare attenzione solo ad una particolare azione di gioco eseguita, senza considerare l’andamento di gioco globale. Questo può avere l’effetto di avere la percezione che le cose stiano andando davvero male, col conseguente aumento dell’ansia. 
 
  • Lettura del pensiero. E’ l’errore per cui si pensa di sapere cosa gli altri stanno pensando, escludendo altre possibili e, magari, più probabili spiegazioni. Un giocatore potrebbe pensare “non capisco perché il mister mi lascia in panchina. Dovrebbe sapere quanto voglio giocare questa partita”. O ancora, un allenatore potrebbe pensare di un giocatore “non capisco perché continua a fare quell’errore. Dovrebbe saperlo che così non va bene”. Queste riflessioni portano a dare per scontato alcune cose, che tuttavia non sono chiaramente esplicitate, lasciando spazio a fraintendimenti. Ciò può generare stati emotivi negativi che impattano sulla prestazione. Diviene quindi importante parlare, confrontarsi e soprattutto, non aver paura di ripetere cose già dette...repetita iuvant!
 
  • Ipergeneralizzazione. E’ quel tipo di ragionamento che ha l’effetto di trarre conclusioni negative che vanno oltre la situazione singola. Un’ipergeneralizzazione potrebbe essere quando, a seguito di una partita giocata male l’allenatore pensa che la squadra non sarà in forma per l’intero campionato. Oppure quando un giocatore a seguito di alcuni errori in campo, pensa di non essere adeguato.
 
  • Visione tunnel. E’ quel tipo di distorsione che fa porre l’attenzione solo agli aspetti negativi, senza considerare quelli positivi. E’ abbastanza frequente tra gli allenatori che continuano a sottolineare gli errori della squadra, non evidenziando anche le azioni positive. Anche in questo caso l’effetto è sui giocatori che possono avere la percezione di giocare male, lasciando spazio a sentimenti negativi e favorendo l’incremento dell’ansia. Sottolineare invece gli aspetti positivi può infondere più sicurezza nel giocatore, diminuendo la sua ansia. Allo stesso tempo, funge da ‘rinforzo’ a quelle azioni corrette, suggerendo quali modalità di gioco possono essere efficaci.
 
È importante sottolineare che tali modalità di pensiero non solo favoriscono l’ansia, come abbiamo già detto, ma a loro volta, possono essere favorite dall’ansia stessa.
 
L’invito è quindi rivolto alla razionalità e alla ‘scientificità’ del proprio modo di pensare, per ridurre il rischio di avere stati d’ansia elevati che ostacolano la situazione di gioco. 
La metafora che si può utilizzare è quella di un investigatore che deve risolvere un caso. Immaginate che debba scoprire chi è stato a rapinare una certa gioielleria. Il suo compito sarà quello di raccogliere prove a favore dell’accusa (es. presenza di impronte digitali, spostamenti del sospettato, ecc.), ma anche prove ‘contro’ l’accusa, come per esempio gli alibi. 
Diviene quindi importante pensare concretamente a cosa accade in campo, considerando tutti gli aspetti, positivi e negativi, e facendo un bilancio il più oggettivo possibile che permetta di trarre conclusioni realistiche e ragionate.
 
Nel prossimo articolo vedremo, analogamente alle distorsioni di pensiero, quali convinzioni dell’individuo possono portare a sentimenti negati e all’incremento dell’ansia.

 

Autore

| Psicoterapeuta Neuropsicologa Psicologa dello Sport
Nata a Milano, ha ottenuto la Laurea Specialistica in Neuroscienze Cognitive a pieni voti con lode presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Si è specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale e ha conseguito un master in Psicologia dello Sport che le ha permesso di seguire atleti provenienti da varie discipline (tennis, calcio, equitazione, golf, podismo).
 
Ha collaborato con la Casa Editrice Loescher di Torino per la stesura di parti integrative a testi scolastici, trattando anche temi relativi all’approccio didattico dell’educazione fisica in soggetti diversamente abili.
 
Attualmente svolge attività clinica e di ricerca nella provincia di Como, occupandosi principalmente dei disturbi d’ansia.
Lo sport è la sua passione. Praticata attività sportiva fin dall’età di tre anni. Tra i vari sport, significativa è stata l’esperienza nel mondo del nuoto sincronizzato a livello agonistico. 
 
Attualmente ha abbracciato il mondo del podismo dilettantistico, partecipando a mezze maratone, maratone e gare di trail running. L’alpinismo è inoltre la sua passione. Ha avuto esperienze come insegnante di nuoto.
 

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