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Il preparatore atletico: ruolo e complessità operative

Il preparatore atletico: ruolo e complessità operative

 
Obiettivo
Sommario
Nella preparazione e nella gestione tecnica di una squadra di calcio, la figura del preparatore atletico viene considerata centrale. Analizziamo complessità e difficoltà di questo ruolo.
Nella preparazione e nella gestione tecnica di una squadra di calcio, la figura del preparatore atletico viene considerata centrale ai fini del rendimento agonistico. Ancora poco però si riflette sulla complessità di questo ruolo e sulle difficoltà che il preparatore incontra nel suo lavoro con il parco giocatori e, talvolta, col resto dello staff tecnico.
 
La figura del preparatore atletico si è ormai definitivamente affermata nel mondo del calcio. Oggi le società, finanche quelle dilettantistiche, appena ne hanno la possibilità cercano di inserire nei propri organici, sia delle prime squadre che dei settori giovanili, questa importante professionalità. Le società professionistiche sempre di più arricchiscono gli staff tecnici con più preparatori atletici che vengono destinati a funzioni diversificate sempre più specializzate (preparazione atletica, recupero infortunati, riatletizzazione ecc.). 
 
QUAL È IL COMPITO DEL PREPARATORE ATLETICO?
Nei settori giovanili, il preparatore atletico ha un importante compito formativo. Egli è chiamato, specie nell’ambito dell’attività di base, a dotare innanzitutto i giovanissimi atleti delle abilità fisico-atletico-coordinative fondamentali che un tempo erano pre-acquisite in modo spontaneo, durante la prima infanzia, attraverso i giochi di cortile. Nella fascia agonistica invece, il preparatore fisico lavora per far crescere dal punto di vista atletico i ragazzi e metterli nella condizione di affrontare adeguatamente la competizione agonistica in un calcio sempre più veloce e dispendioso anche a livello giovanile.
 
L’impegno e lo sforzo fisico che le esercitazioni richiedono ai giovani calciatori durante gli allenamenti settimanali, pongono spesso il preparatore atletico nella scomoda posizione di essere percepito dai ragazzi come una specie di “piccolo aguzzino”, in quanto dispensatore di pesanti fatiche e di limitatissime gratificazioni. 
 
In questa posizione non sempre gradevole, il preparatore è chiamato a lavorare con scrupolo e assoluta professionalità per far raggiungere i necessari standard di efficienza ed efficacia fisica sia ai singoli atleti che alla squadra nel suo insieme. È questo infatti ciò che si aspettano da lui un po’ tutti: l’allenatore, la dirigenza e non da ultimo gli stessi giocatori. 
 
COME RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI: COLLABORARE CON LO STAFF!
Per conseguire tali obiettivi da un lato è necessario che egli raccolga più dati possibili sulle caratteristiche psico-fisiche di ogni ragazzo in modo da poter, all’occorrenza ed entro certi limiti, calibrare e personalizzare le esercitazioni. Dall’altro è importante che il preparatore cerchi di stimolare e sviluppare, passo dopo passo nel gruppo, una “cultura del lavoro fisico” in quanto elemento imprescindibile per una buona prestazione sportiva. 
 
In questo caso “cultura” sta per consapevolezza, cioè piena conoscenza e coscienza della assoluta necessità di godere di un’ottima condizione atletica, per poter ottenere sul campo una soddisfacente performance sportiva. Far raggiungere una tale consapevolezza a dei ragazzi in evoluzione, ancora fortemente sensibili al “principio di piacere” e molto meno a quello di realtà, è facile a dirsi ma molto più difficile da ottenersi. 
 
COSA FARE SE I GIOCATORI FANNO "RESISTENZA"?
Una strada che il preparatore può percorrere in tal senso, è quella di fornire con sistematicità ai suoi atleti semplici e precise informazioni sui concreti benefici di ciascuna delle esercitazioni proposte nel corso della seduta di allenamento. Ciò potrà sortire l’effetto di rendere più comprensibile, e quindi accettabile, anche dal punto di vista cognitivo-emotivo, lo sforzo richiesto dal “prof” perché ne viene più chiaramente esplicitata l’utilità.
 
Un'ulteriore integrazione può essere fornita cercando di descrivere agli allievi la correlazione esistente tra l’esercizio allenante proposto e le situazioni di partita in cui esso trova un preciso riscontro (es. la velocità sul breve, la reattività ad una finta, il cambio di direzione per un dribbling ecc.). In questo modo si aiutano i giocatori a stabilire precise associazioni tra l’esercizio svolto in allenamento e la ricaduta situazionale in partita, favorendo così il progressivo conseguimento della necessaria consapevolezza rispetto alla continuità di impegno da riservare alla preparazione atletica.

Autore

| Psicologo - Psicoterapeuta
Laureato in Psicologia nel 1986 all’Università di Padova, svolge da 25 anni l’attività di psicologo clinico convenzionato presso il Dipartimento Dipendenze dell'AAS n.5 “Friuli occidentale”.
  • Consulente dal 2010 per il settore giovanile del Pordenone Calcio (Lega Pro).
  • Collaboratore esterno - Settore Giovanile Scolastico - FIGC del Friuli Venezia Giulia e membro del Coordinamento Regionale Psicologi Settori Giovanili della FIGC-SGS- Friuli Venezia Giulia.
  • Formatore della FIGC - Friuli Venezia Giulia - Settore Tecnico per i corsi allenatori UEFA B.
  • Socio dell’AIPS (Associazione Italiana Psicologia dello Sport)

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