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Gestire correttamente l'errore

Gestire correttamente l'errore

 
Obiettivo
Sommario
Con questo articolo iniziamo ad occuparci di gestione dell’errore: come e cosa l’allenatore dovrebbe dire al giocatore che sbaglia, quali accorgimenti usare, cosa è bene evitare
Errare humanum est”. Quante volte nella nostra quotidianità ci troviamo a dirci questa frase per non sentirci troppo in colpa, o a dirla ad un nostro amico per tirargli su il morale … 
Razionalmente siamo tutti convinti di come l’errore sia assolutamente normale, quasi necessario, per poter crescere e migliorare. Nonostante ciò, sbagliare non piace a nessuno, ne tantomeno piace agli allenatori/educatori vedere i propri ragazzi commettere errori. Perseverare nell’errore piace ancor meno: “perseverare diabolicum est!” si dice anche. Anche in questo caso a mente fredda probabilmente riconosciamo che in fase di apprendimento ed ancor più in giovane età capita spesso che l’atleta perseveri in un comportamento, gesto o azione scorretti.
 

Detto ciò, esistono molti modi per reagire all’errore e gestirlo. Il modo che scegliamo, le accortezze che adottiamo, la tempistica, le parole che usiamo, il come ci poniamo fisicamente … tutto ciò fa la differenza tra il dare l’opportunità all’atleta di accettare, reagire e crescere attraverso l’errore o, al contrario, rimanere bloccato, emotivamente schiacciato e psicologicamente condizionato dallo stesso. Noi adulti, allenatori, insegnanti, educatori in generale facciamo la differenza.
 
Se un allenatore si pone la domanda su come comunicare al proprio ragazzo o squadra che sta sbagliando ha già fatto un primo fondamentale passo verso la soluzione.
Solo chi si fa delle domande si può poi mettere in moto per trovare risposte, sperimentare, cercare soluzioni, avere confronti costruttivi.
Per una buona gestione dell’errore si devono tenere conto di diversi fattori: quando dirglielo? Come? Quali parole usare? Cosa dire prima? Come porsi? Davanti a tutti o in disparte? Come gestire i vissuti conseguenti l’errore? …
Tanti aspetti da tenere in considerazione e che andremo ad affrontare nei prossimi articoli. Il mio invito è quello di sempre: auto monitorarsi per prendere consapevolezza, negli elementi che via via discuteremo, di come noi abitualmente ci comportiamo per poi, qualora fosse necessario, attuare quei cambiamenti al fine di migliorare come allenatori e far crescere i nostri ragazzi.

 

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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