Stili attentivi

Obiettivo:

Sommario

In questo articolo illustrerò gli stili attentivi secondo il modello proposto da Nideffer e l’importanza di allenare i giovani calciatori a passare dall’uno all’altro a seconda delle richieste del momento

Organizzazione

L’attenzione, come detto, è un processo cognitivo che permette di filtrare le informazioni provenienti dal mondo esterno ed interno scartando ciò che è irrilevante per gli obiettivi del momento. Se così non fosse, l’individuo verrebbe sopraffatto dall’infinità di input e stimolazioni che riceve continuamente ed incessantemente.
In ambito sportivo R. Nideffer negli anni ’70 ha proposto un modello, che a tutt’oggi si dimostra valido, che prevede due dimensioni del focus attentivo:
  1. Ampiezza, ossia la quantità di informazioni “abbracciate” dal soggetto;
  2. Direzione, ossia dove l’attenzione è rivolta, se verso l’ambiente esterno od interno.
 
Da queste due dimensioni Nideffer ha estrapolato quattro stili attentivi:
 
STILE ATTENTIVO
 
ESTERNO AMPIO
 
Abilità nel cogliere e leggere rapidamente i cambiamenti che si verificano nell’ambiente circostante
 
ESTERNO RISTRETTO
 
Attenzione focalizzata necessaria in compiti che richiedono precisione
 
INTERNO AMPIO
 
Integrazione di idee, sensazioni, sintomi proveniente da aree diverse, fisiche e mentali
 
INTERNO RISTRETTO
 
Compiti intellettuali che richiedono attenzione focalizzata
 
Ognuno di noi possiede uno stile attentivo predominante, ossia una modalità più naturale ed abituale di direzionare la propria attenzione.
Ogni sport richiede un certo stile piuttosto che un altro. Per esempio, il nuoto, uno sport closed skills, richiede uno stile attentivo prevalentemente interno ampio (tecnica, tattica di gara, sensazioni fisiche, dialogo interno …) anche se non può mancare la capacità di spostare l’attenzione verso l’esterno (gli avversari). Il tiro con l’arco richiede decisamente uno stile attentivo ristretto esterno. Che dire invece di uno sport di situazione ed open skills come il calcio?
 

Il giocatore deve prestare attenzione a diversi stimoli, ma molto cambia dal momento di gioco: in fase di attacco l’attenzione è rivolta ai compagni disponibili, agli avversari, alla porta avversaria, alla propria posizione in campo … Quindi, lo stile attentivo richiesto è esterno ampio. Prima di tirare un calcio di rigore, è bene rivolgere la propria attenzione su di sè (focus interno ampio per monitorare sensazioni fisiche, focalizzare l’obiettivo, parlarsi e incoraggiarsi …); successivamente l’attenzione si sposta alla porta (focus esterno ristretto). In un contrasto l’attenzione sarà esterna ristretta. Quindi, il focus attentivo è variabile in funzione del momento di gioco.
È evidente che un buon giocatore deve essere in grado di passare da uno stile attentivo ad un altro a seconda dello sport praticato e, nel caso specifico del calcio come di qualsiasi altro sport open skills e situazionale (pallanuoto, basket, ecc.) a seconda delle specifiche richieste del momento di gioco.
Avere uno stile attentivo dominante non significa non poter imparare a cambiare stile.
Questo passaggio però, non è automatico. Quindi, dobbiamo abituare i nostri ragazzi a prestare attenzione a ciò che in ogni momento conta veramente. Dobbiamo, per fare qualche esempio pratico, continuamente stimolarli a guardare, a vedere dove sono i compagni, a sentire l’avversario che si avvicina, ad ascoltare il proprio portiere, a monitorare le proprie sensazioni fisiche ed emotive prima di entrare in campo o di un calcio di rigore concentrandosi su pensieri utili ed incoraggianti, a capire la loro posizione tra i pali, a percepire il loro corpo nello spazio, ecc.
I ragazzi infine, vanno informati, con un linguaggio appropriato a seconda dell’età, dell’esistenza di differenti stili attentivi anche in linea teorica, così che possano essere più consapevoli e capire ancora meglio ciò che chiediamo loro e ciò che il loro sport richiede: attenzione, allenamento, elasticità.

 

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Daniela Oriandi

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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