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Le capacità attentive

Le capacità attentive

 
Obiettivo
Sommario
L’articolo, il primo di una serie, introduce al concetto di attenzione e ne illustra le caratteristiche salienti
Con questa uscita inizio una nuova serie di articoli che si occuperanno di attenzione.
La centralità dell’argomento in ambito sportivo è confermata dalla ricerca scientifica che ci dice che tutti gli atleti di alto livello possiedono ottime capacità attentive.
Se l’obiettivo di ogni allenatore di settore giovanile è quello di crescere calciatori che possano un domani essere considerati giocatori di alto livello, dobbiamo allenare tale capacità. La ricerca scientifica ancora una volta ci informa che le capacità attentive possono essere allenate e migliorate.
Ogni buon allenatore quindi, dovrebbe conoscere quali sono gli aspetti che contraddistinguono l’attenzione, sapere come allenarla adottando accorgimenti che vadano a migliorare tale processo mentale ed applicando strategie per ottenere e mantenere l’attenzione da parte dei propri bambini e ragazzi. 
Se pur i miei articoli vogliono avere sempre un taglio estremamente pratico, è necessario fare un’introduzione teorica per capire di cosa stiamo parlando. Per tale motivo in questo e nel prossimo articolo illustrerò nella maniera più chiara e semplice il concetto di attenzione. Via via vedremo quali sono le sue implicazioni e quali gli accorgimenti e le strategie da mettere in atto per sviluppare le capacità attentive.
 
Cos'è l'attenzione?
L’attenzione è un processo cognitivo che permette all’individuo di filtrare e selezionare le informazioni provenienti dal mondo esterno ed interno (idee, pensieri, sensazioni e sintomi fisici, emozioni …) così da mettere in atto i comportamenti funzionali agli obiettivi prefissati. Per certi versi potremmo vedere l’attenzione come un meccanismo di sopravvivenza che impedisce che la persona venga travolta e stravolta da continui input e  stimolazioni che le impedirebbero di operare scelte efficaci e di mettere in atto comportamenti adeguati.
L’attenzione è un meccanismo mentale caratterizzato da una capacità limitata, sia a livello di quantità d’informazioni che può rendere disponibili, che di durata. Questo soprattutto in virtù del fatto che si tratta di un meccanismo mentale strettamente legato alle capacità mnestiche e soggetto ad affaticamento.
Altra caratteristica riguarda la selettività: l’attenzione viene rivolta verso gli stimoli utili agli obiettivi. Tuttavia, può essere catturata da stimolazioni improvvise, nuove o particolarmente rilevanti per la persona (per esempio il nostro nome, un forte rumore, un comportamento inatteso). In realtà, esiste un primo meccanismo pre-attentivo automatico e inconscio che pare operi una iniziale e grossolana scrematura degli stimoli rilevanti. A questa prima selezione ne segue una più consapevole che ci permette di porre la nostra attenzione su ciò che veramente conta per noi.
Ancora, l’attenzione ha una portata variabile per cui varia in intensità durante lo stesso compito o in momenti e situazioni diversi. Questo a seconda delle richieste, degli obiettivi e dell’affaticamento stesso.
 
Le capacità attentive
Quando parliamo di capacità attentive possiamo fare un altro tipo di distinzione e riferirci:
  • all’attenzione diffusa
  • a quella selettiva
  • alla concentrazione

La prima, detta anche attenzione distribuita, permette all’individuo di “abbracciare” più stimoli nello stesso tempo. Esemplificando, il giocatore che entra in campo e pone la sua attenzione indiscriminatamente a tutto ciò che lo circonda: porte, avversari, compagni, terreno di gioco, spalti ...

L’attenzione selettiva permette invece di filtrare taluni stimoli lasciando fuori quelli irrilevanti. Il giocatore che “non vede e sente” la tifoseria, ma è focalizzato sull’azione, sugli avversari e compagni coinvolti in essa.

La concentrazione infine, in cui il focus attentivo è unicamente indirizzato ad un evento o stimolo specifico escludendo tutto ciò che è irrilevante e soprattutto fonte di distrazione: per esempio, un giocatore che deve battere un calcio di rigore o il giocatore che sta entrando in campo in sostituzione di un compagno e che ascolta attentamente le ultime indicazioni del Mister.

 

Le capacità attentive giocano un ruolo determinante sia in partita che in allenamento
 
Le capacità attentive sono fortemente legate all’arousal, ovvero all’attivazione generale che permette di percepire ed analizzare le informazioni e rispondere in modo adeguato agli stimoli. 
Se il grado di attivazione generale (arousal) mi permette di essere adeguatamente attento e/o concentrato sul compito, bisogna dire a tal proposito che più il compito è facile più è necessario un maggior grado di attivazione: questo meccanismo è evidente quando un ragazzo si trova di fronte ad un compito che reputa semplice finendo per prenderlo sottogamba e spesso fallendo nella richiesta; o, per fare un altro esempio, quando una squadra è convinta che disputerà una partita “facile” per cui si pone con un atteggiamento di sufficienza e scarsa motivazione così da avere una prestazione inferiore alle possibilità.
Non vale il concetto contrario, per cui di fronte a richieste difficili e molto impegnative si dovrà avere un’attivazione psicofisiologica mediamente alta, mai troppo bassa.
 
 
In conclusione, è evidente che risulta estremamente riduttivo allenare solo in termini di concentrazione poiché questa è solo un aspetto di un concetto molto più ampio e sfaccettato quale è l’attenzione. E, per la centralità di tale processo cognitivo, è necessario trovare modalità dirette per migliorare e facilitare il naturale sviluppo delle capacità attentive.

 

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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