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Apprendimento per prove ed errori

Apprendimento per prove ed errori

 
Obiettivo
Sommario
In questo articolo scorreremo i diversi modi con cui si può imparare e ci soffermeremo in particolare a capire la valenza dell’apprendimento per prove ed errori
Esistono diverse modalità attraverso le quali un giocatore arriva a capire quale sia il gesto tecnico più efficace piuttosto che la scelta tattica più utile. È come dover arrivare in un luogo:
  • posso seguire pari pari le indicazioni datemi precedentemente;
  • posso intuire la strada, basandomi su segnaletica ed informazioni che già ho o che apprendo man mano;
  • posso capire la strada perché mi viene spiegata;
  • ci posso arrivare perché mi porta qualcuno che mi dice: “chiudi pure gli occhi, lascia fare, ci penso io a portarti alla meta”;
  • posso seguire un’altra auto che deve giungere alla stessa meta; posso provare diverse strade finché arrivo a destinazione.
Allo stesso modo, in campo il giocatore può arrivare all’esecuzione corretta del gesto tecnico, alla scelta adeguata alla situazione, alla strategia tattica più efficace seguendo diverse vie:
  1. il Mister gli dice prima cosa fare preparandolo alle ipotetiche situazioni;
  2. può intuire la scelta tecnico/tattica in base agli input che riceve e alle informazioni che già possiede;
  3. può capire cosa fare perché gli viene spiegato;
  4. il Mister gli dice cosa deve fare, guidandolo passo passo via via che le situazioni si presentano;
  5. può osservare i suoi compagni;
  6. può tentare diverse strade finché trova la soluzione.
 
Diversi modi di apprendere che portano con sé vantaggi e svantaggi da pesare bene nel lungo termine.
Certamente scegliere di seguire le indicazioni del Mister ha il vantaggio di fare la cosa giusta più facilmente e velocemente. Il vantaggio è poi anche quello del Mister che vede e, soprattutto, fa vedere, una squadra che lo ascolta e apparentemente ordinata e tecnicamente capace.
Ma il calcio è uno sport open-skill e di situazione. Per questo motivo è utopistico immaginare di poter prevedere e guidare in ogni istante l’azione e le scelte di gioco.

Inoltre, e questo a mio avviso è lo svantaggio più grande, il giocatore apprende poco e, cosa ancor più grave, non si abitua a pensare. Un calciatore che non sa pensare in campo non può essere un buon giocatore. Un calciatore che non sa trovare autonomamente soluzioni non può essere un buon giocatore. Un calciatore non abituato ad assumersi il rischio e a fare scelte sarà in balia degli eventi esterni e delle sue emozioni e vissuti negativi (ansia, frustrazione, demotivazione).
Il giocatore per risultare capace ed efficace ha bisogno di imparare a pensare, risolvere problemi, sperimentare soluzioni, allargare il suo bagaglio di conoscenze motorie e cognitive. E questo si può raggiungere se all’atleta viene data la possibilità di capire cosa fare, ma soprattutto di sbagliare, provare, cimentarsi, mettersi in gioco.
 

In questa direzione, utile è l’apprendimento per intuizione. Ancor più utile è apprendere per prove ed errori: in questo modo non solamente arriva alla scelta corretta da solo, pensando e sperimentando, ma, nei tentativi maldestri ed errati che farà, aumenterà il suo bagaglio di conoscenze così che, in situazioni nuove, avrà in memoria gli elementi da cui attingere. Esemplificando quest’ultimo fondamentale concetto, è come se, dovendo pescare una trota, provasse diverse canne e reti fino a trovare quella adatta a quel tipo di pesce. Certamente nel frattempo avrà impiegato molto tempo; sarebbe stato facile e comodo accettare la canna giusta proposta da qualcuno. Nella sua sperimentazione, però, egli avrà familiarizzato con diversi mezzi e con molta probabilità, quando gli si presenterà un pesce diverso, saprà già che cosa fare e cosa scegliere.
 
L’apprendimento per prove ed errori mette in moto molte emozioni e vissuti: inizialmente l’atleta può sentirsi frustrato e deluso, ma con il corretto sostegno, pazienza e fiducia da parte del Mister, il giocatore impara a pensare, viene gratificato dal successo che è dipeso da lui, acquisisce fiducia nei suoi mezzi, aumenta l’adrenalina e la motivazione al fare, alimenta la sua creatività ed il suo pensiero divergente, tutte variabili fondamentali in uno sport di situazione come il calcio che richiede la continua ricerca di soluzioni e l’adattamento del gesto tecnico per aumentarne l’efficacia.
In tutto ciò, l’allenatore deve essere in grado di mettersi da parte, tollerare la frustrazione per gli inevitabili insuccessi iniziali, sapendo che in questo modo sta lavorando per creare i giocatori pensanti di domani.

 

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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