Il cerchio (quasi) perfetto

Obiettivo:

Sommario

Come disporre i giocatori durante le spiegazioni per dar loro pari valore e cogliere i loro segnali

Organizzazione

 
Continuiamo ad occuparci di comunicazione non verbale e di come i piccoli accorgimenti che mettiamo in atto possano fare una reale differenza tra una buona e cattiva gestione del gruppo e dei singoli.
In particolare in questo articolo parleremo di equidistanza, ossia della uguale distanza che deve intercorrere tra l’allenatore ed i suoi giocatori in alcuni momenti durante la partita e gli allenamenti.
Questo è uno di quei temi che potremmo dare per scontato o quantomeno a cui il buon senso dovrebbe farci arrivare senza troppe disquisizioni.
Eppure nella mia esperienza vedo e ho vissuto in prima persona come giocatrice situazioni in cui l’allenatore lascia al caso la disposizione dei suoi giocatori durante una spiegazione, una riunione o in quel breve confronto tra un tempo e l’altro.
Pensiamo proprio a quest’ultima evenienza che ci troviamo a vivere in ogni partita: il veloce scambio (unidirezionale o bidirezionale?!!) tra primo e secondo tempo in spogliatoio. È il momento di recuperare le energie, di fare la pipì, di capire cosa sta succedendo e di come sta andando, di fare qualche modifica tattica magari … ci sono tante emozioni e pensieri in circolo, più o meno costruttivi e razionali … il tempo a disposizione si riduce ad una manciata di minuti … serve assolutamente efficacia comunicativa e spesso quello è il momento in cui infondere fiducia e determinazione nei giocatori.
Poche parole, semplici, dirette ed in positivo (sulla comunicazione verbale abbiamo parlato ampiamente nei mesi scorsi) dette ai nostri giocatori anche attraverso una corretta disposizione spaziale nei nostri confronti. Perché? Lo capiamo assieme attraverso un esempio pratico su cui faremo alcune riflessioni e dove, come sempre, ci aiuta il metterci nei panni dell’altro (l’empatia, ricordate? Ci state lavorando?).
 
State parlando alla squadra o a quei 3-4 giocatori a voi vicini? E gli altri? Come possono sentirsi? Ugualmente presi in considerazione e chiamati in causa? Arriva il messaggio che siete lì, tutti assieme, a lottare per una prestazione positiva?!?! O c’è forse qualcuno che conta più di altri?!
E poi, vi stanno ascoltando? Possono sentirvi bene? Arriva la vostra voce? Come potete cogliere i loro feedback se sono lontani o nascosti da altri giocatori?!? …
 
distanza calcio cerchioPosizionare invece, i giocatori alla stessa distanza, cercare di creare quel cerchio quasi perfetto (poche decine di cm non fanno la differenza) contribuisce a creare la giusta situazione per:
  • Far sentire tutti egualmente importanti;
  • Far sentire tutti egualmente coinvolti;
  • Far sentire tutti parte di una squadra;
  • Contribuisce a fare gruppo (team-building);
  • Permette all’allenatore di avere i giocatori sottocontrollo per leggere i feedback non verbali (sbuffi, teste che si scuotono, ecc.);
  • Permette all’allenatore di avere più attenzione da parte dei giocatori e di verificare il loro grado di attenzione;
  • Facilita la comunicazione (non serve urlare, ripetere, ecc.);
  • Permette un miglior scambio comunicativo (la comunicazione, ricordiamo, è un processo circolare).
 
Possiamo sistemarci in cerchio, a ferro di cavallo, la cosa importante è che siano il più possibile l’uno a fianco dell’altro senza sovrapposizioni che, oltre ad essere fisiche, possono essere interpretate come sovrapposizioni morali e valoriali che, alla lunga, se voglio creare fiducia e stima reciproche, sarebbero il danno peggiore.
Un’ ultima fondamentale riflessione: è evidente che, prima ancora che nella corretta distanza tra me ed i miei giocatori, pari valore e pari opportunità di gioco devono essere ben radicate nella mia testa!

 

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Daniela Oriandi

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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