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La routine prepartita

La routine prepartita

 
Obiettivo
Sommario
In questo articolo vedremo come il creare una routine prima della competizione aiuti il giocatore ad “entrare in partita” e a trovare la giusta attivazione psicofisiologica funzionale alla prestazione
 
Un’adeguata attivazione e concentrazione può essere facilitata attraverso la creazione di una routine pregara che invii al corpo ed alla mente il segnale che ci stiamo accingendo a disputare la partita. È un po’ come quando ci prepariamo per andare a letto: si abbassano le luci, ci si lavano i denti, ci si mette il pigiama, si spegne il cellulare, si controllano porte e finestre … in quel momento, attraverso piccoli comportamenti ed abitudini, stiamo dicendo a noi stessi che è arrivato il momento di dormire. Ci stiamo fisicamente e mentalmente preparando al sonno.
La routine prepartita ha proprio la stessa funzione: preparare l’atleta alla gara. Attraverso una serie di piccole abitudini, comportamenti e rituali l’atleta entra gradualmente nella dimensione partita in modo sereno e sicuro. La routine pregara infatti, aiuta il giocatore ad entrare in partita in maniera più tranquilla e meno ansiogena perché è costituita da piccoli semplici comportamenti che, diventando abitudini, rassicurano la persona. Tutti noi infatti, se ci pensiamo, ci sentiamo molto più a nostro agio nel momento in cui facciamo delle cose che ci appartengono e che conosciamo bene.
Quindi, la routine pregara ha da una parte il vantaggio di aiutare a spostare l’attenzione gradualmente sulla prestazione che ci accingiamo a fare lasciando fuori ciò che non conta e distrae, dall’altra parte di ridurre gli stati d’ansia. In altre parole, la routine pregara prepara a trovare l’attivazione psicofisiologica ottimale per il soggetto che, riprendendo la legge di Yerkes e Dodson (vedi articoli di settembre 2016), non deve essere scarsa (potrebbe significare demotivazione, troppa tranquillità, ecc.) ne eccessiva (ansia, tensione psicofisica, paura, ecc.).
 
 
Non esiste la routine pregara che vada bene per tutti, ma ognuno deve capire ed agire quei comportamenti e rituali che sente che lo rassicurano e che lo aiutano, pian piano, a restringere il cono dell’attenzione verso l’obiettivo. Posso capire quali siano i gesti ed i comportamenti a me più funzionali osservando, per esempio, cosa nelle esperienze passate mi ha fatto sentire calmo e concentrato; posso agire per provi ed errori e verificare se il mettere in atto un certo comportamento o rituale mi aiuta o, al contrario, mi mette ancora più ansia perché distraente o troppo complicato.
I comportamenti, gesti e rituali devono essere infatti qualcosa di facile applicazione, economici, la cui esecuzione dipende da me: cosa succederebbe se mi tranquillizza il parlare con mio zio del Canada e magari un sabato non ho la connessione per skype?!?! Entrerei in panico o potrei leggere la cosa come un brutto presagio. Quest’ultimo esempio ci suggerisce come dobbiamo essere sufficientemente elastici per evitare che i nostri rituali non si trasformino in prigioni mentali: “Se non lo farò sarà un disastro! Se non lo farò vuol dire che andrà male!”.
 
 
Quindi, per dare qualche spunto, comportamenti e rituali possono tradursi nell’andare a letto ad una certa ora, mangiare una certa pietanza, fare qualche gesto prima di entrare in campo. Personalmente per esempio, quando giocavo a pallanuoto, ero solita mangiare la pizza la sera prima, non uscire, fare qualche telefonata alle amiche, il giorno della partita indossare gli occhiali “da riscaldamento prepartita” (ne avevo un altro paio nel caso si fossero rotti), prima di entrare in acqua darmi tre schiaffetti sulle cosce, fare uno sbuffo liberatorio e incitante e dirmi “ora si gioca!”.
Anche gli allenatori possono trarre vantaggio da una loro routine che li aiuti a entrare nel loro ruolo: fare colazione al bar il giorno della partita, mettersi un certo orologio al polso, ecc.,  per fare qualche esempio.
Ognuno deve rispettarsi e trovare la propria strada che meglio lo porta all’obbiettivo: arrivare ed entrare in campo concentrato, carico, sicuro e sereno.

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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