La psicologia nel gioco del calcio

Sommario

Proponiamo un interessante estratto dalla pubblicazione "Psicologia del gioco del calcio" di Francesco Valente dove si parla dell'importanza dei valori e delle opportunità offerte da questo sport in fase di crescita. Vengono citate poi delle linee generali che descrivono l'allenatore "ideale".

Organizzazione

Il gioco del calcio nell'età evolutiva
 
In Italia, tra i ragazzi, il calcio è di gran lunga lo sport più popolare e praticato; non dipende solo dalla nostra tradizione; esso merita tanto favore perché risponde a molte esigenze psicofisiche, dalle più elementari alle più evolute, con il risultato che possiamo definirlo "un vestito che cresce insieme a chi lo indossa". 
 
Elencherò in modo sintetico una serie di meriti di questo gioco, individuati dallo psicologo Renzo Vianello, nei suoi più recenti studi sul fenomeno. 
  1. Il calcio offre la più ampia libertà di movimento in posizione eretta; si può regolarne il ritmo, la qualità e la quantità come si vuole. 
  2. Si gioca in uno spazio aperto che aiuta il ragazzo ad avere una relazione con il mondo esterno più liberatoria di quella vissuta in una palestra. 
  3. Il numero dei giocatori non è necessariamente fisso e ciò facilita l'organizzazione, o meglio, l'improvvisazione di qualsiasi partita. 
  4. Le regole di base sono semplicissime e si può giocare alla buona anche ignorando, ad esempio, il fuorigioco. Poiché si cresce con questo sport, con l'età, tattiche e tecniche si diversificano e si complicano. 
  5. Il goal è un'eccellente esperienza liberatoria della tensione accumulata durante la partita. 
  6. Esiste una vasta gamma di ruoli tra cui un ragazzo può trovare il suo, senza eccessivo sforzo. 
  7. Il calcio offre spazio a qualunque fisico: chi è piccolo di statura può risultare un giocatore agile e veloce; chi è alto colpisce meglio di testa sui cross,... Invece altri sport, tipo il basket, selezionano impietosamente, creando frustrazioni psicologiche in chi non vi può accedere per colpa del fisico. 
  8. Il calcio gratifica subito, diverte immediatamente e non comporta sforzi eccessivi solo in vista della futura riuscita, come ad esempio il tennis, in cui è raro che "all'inizio" si ottengano risultati stimolanti. 
  9. Infine, è molto difficile che una squadra inizi una partita convinta di essere battuta in partenza, perché il calcio è soggetto ad improvvisi colpi di scena, ad imprevisti dovuti alla fortuna. Ciò da una grande carica al giocatore. Così, mentre è impossibile che un mediocre nuotatore batta un campione di stile libero, è capitato più volte che una squadra in via di retrocessione vinca la prima in classifica. 
 
La figura "ideale" dell'allenatore di giovani calciatori
 
Emerge con chiarezza che non è facile comporre il ritratto dell'allenatore giovanile ideale ed è evidente che anch'io mi limiterò a proporre un modello astratto, senza la pretesa di incontrare nella realtà un simile concentrato umano di competenze. 
  1. Sarebbe auspicabile che questo educatore avesse esperienze concrete di tipo tecnico e tattico. E mi pare che sotto questo profilo, il corso che state frequentando rappresenti una garanzia, sia per colmare inevitabili lacune in questo campo, sia per sottolineare e discutere certe competenze da voi già acquisite in passato. 
  2. Occorrerebbe una preparazione sul piano didattico, perché vi possono essere ottimi giocatori, sprovvisti, però, di quella carica comunicativa e di quella chiarezza esplicativa, che rendono le teorie calcistiche più astratte, comprensibili a tutti. E anche su questo piano si può imparare ad insegnare. 
  3. Indispensabile una disponibilità umana di base, che non si può apprendere ed è legata al proprio carattere e all'educazione ricevuta; quindi conta poco intendersi di calcio, se non si sa comunicare ad altri la propria cultura. 
  4. Possono contare molto l'apertura al dialogo e la capacità di ammettere i propri errori. Infatti, dialogando con i giocatori, l'allenatore impara a conoscerli e a capirli meglio, costruendo una base ideale per lavorare tutti insieme. 
  5. La capacità di ammettere l'errore poi, lungi dall'esautorare l'allenatore agli occhi del ragazzo, induce al rispetto e alla stima. 
  6. Tuttavia non bisogna esagerare in umiltà, perché la sicurezza di sé è un altro pregio di fondamentale importanza in questo campo. 
  7. Una giusta ambizione è una serena consapevolezza dei limiti, ma anche dell'abilità della propria squadra, sono molto stimolanti per i calciatori, specie se adolescenti che attraversano un periodo in cui hanno perso la sicurezza in sé ed hanno bisogno di modelli rassicuranti sul piano emotivo. 
  8. Condirei tutti questi suggerimenti con l'entusiasmo per il proprio lavoro, dote preziosissima perché un allenatore che lavori con passione ed ottimismo può ottenere miracoli: questo è un valore contagioso.

 

Tratto dalla pubblicazione "Psicologia del gioco del calcio" dello psicologo Francesco Valente.


Fonte immagine: Csulb.edu

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