Meno male! - Prima parte | YouCoach Salta al contenuto principale

Meno male! - Prima parte

Meno male! - Prima parte

 
Obiettivo
Sommario
L’articolo fornisce alcuni suggerimenti su come utilizzare le tecniche immaginative in autonomia per ridurre il dolore
Nell’articolo precedente abbiamo descritto la tecnica del luogo sicuro come tecnica di rilassamento. Abbiamo visto che essa richiede l’individuazione di un’immagine dettagliata da rievocare durante il rilassamento. Questa tecnica si svolge prima rilassando il corpo attraverso la respirazione profonda, successivamente introducendo l’immagine e la memorizzazione delle sensazioni piacevoli che essa provoca. Abbiamo visto che è possibile dare un punto di ancoraggio contraendo una volta i muscoli prima della distensione/rilassamento, così da creare un’associazione tra la contrazione e la fase di rilassamento successiva. Tecnicamente possiamo dire che si viene a creare un condizionamento tra contrazione muscolare iniziale e le sensazioni piacevoli generate dal rilassamento, offrendo la possibilità di applicare tale tecnica in qualsiasi momento e qualsiasi situazione, al fine di ottenere rapidamente un abbassamento della tensione. Abbiamo sottolineato tuttavia che per arrivare a questo livello di efficacia occorre allenarla con una certa frequenza e regolarità. 
 
In questo articolo verranno forniti alcuni spunti per poter utilizzare le tecniche di immaginazione che il giocatore può esercitare da solo per ridurre il dolore.
 
Qualche premessa…
Questi suggerimenti vogliono essere solo degli spunti per la gestione del dolore, in aggiunta e non in sostituzione di un intervento di tipo medico. In caso di dolore, infatti, è fondamentale rivolgersi ad un personale medico specializzato che possa prescrivere i giusti accertamenti, definire se è possibile le cause e prescrivere se necessario la giusta terapia. Occorre perciò attenersi alle indicazioni fornite.
Inoltre, seppur le tecniche descritte possano essere applicate autonomamente, una supervisione da personale esperto come un mental trainer è caldamente suggerita.
In aggiunta, benché gli aspetti psicologici del dolore nel giocatore - e più in generale negli atleti - siano molto complessi, in questa sede forniremo solo qualche spunto su come ridurre il dolore attraverso l’immaginazione. In generale, ci limitiamo a dire che la percezione degli stati di dolore di un giocatore può essere influenzata da molteplici fattori che vanno dagli aspetti personologici del giocatore stesso alla situazione in cui esso si trova. Infatti, uno stato elevato di tensione e di concentrazione sulla partita può far percepire con minore intensità il male, mente un’eccessiva preoccupazione per il dolore stesso può acuirlo. 
 
GESTIONE DEL DOLORE ATTRAVERSO L'IMMAGINAZIONE
Il dolore può essere di tipo cronico o acuto.
 
  • Dolore cronico schienaIl dolore cronico è quel tipo di dolore che si manifesta oltre i tempi necessari per la guarigione. Esso insorge per una specifica condizione medica o traumatica e continua oltre il decorso della condizione stessa che l’ha generato. Per il giocatore può essere molto destabilizzante, poiché oltre al dolore in sé si ritrova costretto ad interrompere o a limitare gli allenamenti con tutta una serie di vissuti emotivi negativi che ne conseguono. La cefalea può essere considerata un dolore cronico se il giocatore ne soffre da tempo.
 
  • Il dolore acuto è caratterizzato invece da una evidente associazione tra causa ed effetto. Solitamente ha una durata limitata nel tempo e scompare con la guarigione dalla condizione, interna o esterna, che lo ha provocato. Casi prototipici sono gli scontri durante le azioni di gioco.

 

Dolore acuto infortunio
 
TECNICHE DI GESTIONE DEL DOLORE
Le tecniche descritte di seguito possono bene essere applicate al dolore cronico, sebbene anche nel caso di dolore acuto possono avere effetti positivi.
Una delle tecniche che aiuta a controllare e a gestire tale dolore consiste nel "giocare" con le sensazioni dolorifiche modificandone la percezione
 
Dopo essersi messi in una posizione comoda, in un luogo tranquillo e confortevole, o se necessario, anche in un luogo dove è possibile stare per un attimo da soli e seduti, come gli spogliatoi o l’infermeria, è possibile attuare le seguenti strategie:
  • La persona può allenarsi a percepire una variazione di temperatura in quella zona, come ad esempio sentire caldo o freddo nel punto che duole oppure una variazione di peso, quindi sentirla più leggera o più pesante, o ancora percepire del formicolio.

Per fare questo la persona può costruirsi un’immagine, analogamente a quanto descritto nell’articolo precedente, che l’aiuti a suggestionarsi. 

Ad esempio, se so che un certo dolore muscolare viene alleviato dal calore, posso immaginarmi in modo dettagliato di sdraiarmi sulla sabbia calda e poggiare la parte che fa male su di essa, mentre il sole avvolge l’area dolente coi suoi caldi raggi. 

Se invece traiamo sollievo dal freddo possiamo immaginare d’immergere la parte nell’acqua ghiacciata.

  • Un altro modo è immaginare che il dolore si trasformi in qualcosa di materiale, tipo una macchia di colore e che poi, trasformandosi in polvere, venga trasportata via dal vento. Oppure si può immaginare di trasformare il dolore in un oggetto concreto che prende vita nel punto che ci fa male e che possa essere manipolato, come ridotto di dimensioni, cambiato di consistenza, fatto sparire, ecc.
  • È inoltre molto importante rilassare la zona dolente (salvo diverse indicazioni mediche). Il dolore provoca spesso rigidità muscolare dell’area interessata o delle aree circostanti, in quanto la persona può "proteggersi" dal dolore cercando di spostare la forza su altri muscoli, provocando a lungo andare altri dolori. Immaginare (e non eseguire realmente) quindi di contrarre i muscoli delle aree interessate e poi rilassarli al fine di creare un rilassamento muscolare profondo può essere molto utile.
 
Altre tecniche immaginative che prevedono almeno inizialmente l’intervento di un terapeuta verranno descritte nel prossimo articolo.
 
Va precisato che, come per le altre tecniche, queste tecniche non saranno efficaci per tutti e, in ogni caso, anche coloro che le trovano tali dovranno allenarle con costanza e quasi quotidianamente.

Autore

| Psicoterapeuta Neuropsicologa Psicologa dello Sport
Nata a Milano, ha ottenuto la Laurea Specialistica in Neuroscienze Cognitive a pieni voti con lode presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Si è specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale e ha conseguito un master in Psicologia dello Sport che le ha permesso di seguire atleti provenienti da varie discipline (tennis, calcio, equitazione, golf, podismo).
 
Ha collaborato con la Casa Editrice Loescher di Torino per la stesura di parti integrative a testi scolastici, trattando anche temi relativi all’approccio didattico dell’educazione fisica in soggetti diversamente abili.
 
Attualmente svolge attività clinica e di ricerca nella provincia di Como, occupandosi principalmente dei disturbi d’ansia.
Lo sport è la sua passione. Praticata attività sportiva fin dall’età di tre anni. Tra i vari sport, significativa è stata l’esperienza nel mondo del nuoto sincronizzato a livello agonistico. 
 
Attualmente ha abbracciato il mondo del podismo dilettantistico, partecipando a mezze maratone, maratone e gare di trail running. L’alpinismo è inoltre la sua passione. Ha avuto esperienze come insegnante di nuoto.
 

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