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L'immaginazione che aiuta a rilassarsi... e non solo!

L'immaginazione che aiuta a rilassarsi... e non solo!

 
Obiettivo
Sommario
L’articolo illustra come le tecniche immaginative possano aiutare a ridurre lo stato di attivazione, favorire una concentrazione ottimale e migliorare il gesto atletico
Nell’articolo precedente abbiamo visto che la tensione mentale, per ragioni fisiologiche, è associata a quella fisico-muscolare. Abbiamo visto quindi com’è possibile rilassarsi attraverso il rilassamento muscolare che prevede la contrazione e il rilassamento di vari distretti muscolari. Abbiamo illustrato come questa tecnica consenta di diventare più consapevoli dello ‘stato’ dei nostri muscoli offrendoci la possibilità di attuare un controllo volontario sul loro livello di tensione. Oltre che a rilassare, sembra avere un effetto sul dispendio energetico del calciatore che imparerebbe a ‘dosare’ la forza in modo più selettivo coinvolgendo solo i muscoli necessari per determinati movimenti, con l’effetto di favorire una minore probabilità di infortunarsi. Oltre al rilassamento, abbiamo visto che questa tecnica potrebbe essere utilizzata ad azione decontratturante, a fine partita o allenamento. 
Abbiamo infine illustrato le modalità con cui questa tecnica deve essere praticata.
 
QUALI SONO LE TECNICHE DI RILASSAMENTO CHE SFRUTTANO L'IMMAGINAZIONE?
In questo articolo inizieremo a parlare di delle tecniche che sfruttano l’immaginazione.
Queste tecniche prevedono l’utilizzo dell’attività mentale, ‘allenata’ in modo specifico, per raggiungere particolari scopi, come il rilassamento o la concentrazione. Le tecniche immaginative richiedono al soggetto di visualizzare vari elementi di una scena. Tale scena può rappresentare il gesto atletico, un momento di una gara, un luogo in cui vogliamo rifugiarci, una parte del corpo, ecc. 
Il razionale su cui queste tecniche poggiano deriva sia dall’esperienza clinica sia dalle neuroimmagini. In ambito clinico si è osservato che in alcuni soggetti con emiparesi degli arti superiori, dovuta a lesioni cerebrali di origine vascolare, mostravano un aumento del tono muscolare se pensavano di muovere l’arto interessato. Alcuni studi in ambito psichiatrico hanno mostrato che pensando all’oggetto che si teme, in modo strutturato, ossia attraverso la costruzione d’immagini mentali dalla meno ansiogena alla più ansiogena e con una specifica metodologia di esposizione, si riduce il livello di ansia durante l’esposizione in vivo a tale oggetto.
In ambito di ricerca, alcuni studi di risonanza magnetica funzionale hanno invece mostrato che pensare ad un movimento attiva in parte le stesse aree cerebrali implicate nel movimento reale
 
USARE LE TECNICHE "IMMAGINATIVE" PER DIVERSI SCOPI
Tali tecniche vengono impiegate con differenti scopi:
  • Rilassamento. Il soggetto può immaginare o luoghi che generano in lui un senso di quiete, oppure può immaginare di eseguire il rilassamento muscolare, rappresentandosi mentalmente la contrazione e distensione dei muscoli interessati. Queste tecniche possono essere eseguite in allenamento, prima di una gara, o per favorire l’addormentamento, con un effetto  sull’ansia e sullo stress. Può essere rappresentato anche un momento specifico della gara che il giocatore teme, come ad esempio durante un calcio di rigore, così da favorire l’associazione tra quel momento e uno stato di rilassamento e ridurre il rischio di ‘andare in panico’ quando quel momento arriva realmente.
  • Dolore. Il soggetto immagina delle situazioni che favoriscono una riduzione del dolore, come ad esempio rappresentarsi d’immergere la mano dolorante nella neve, oppure immaginarsi che il dolore si trasformi in un oggetto concreto che possa essere manipolato.
  • Miglioramento del gesto atletico. L’oggetto d’immaginazione è il gesto che il soggetto deve compiere durante la prestazione. Può ad esempio concentrarsi su una specifica parte del corpo, ad esempio il piede, rappresentandosi la posizione che esso deve avere e il punto in cui deve colpire la palla. Queste immagini possono essere ad esempio manipolate in velocità, passando da un rappresentazione del gesto rallentato a una in cui lo si esegue velocemente. Anche in questo caso la tecnica può essere messa in atto prima dell’esecuzione del gesto sia in allenamento che in gara, con l’obiettivo di favorire la concentrazione su ciò che deve essere fatto e non su pensieri pessimistici come “ora sbaglio” o centrati sulla propria ansia.
 
Come per le altre tecniche, queste tecniche non saranno efficaci per tutti e, in ogni caso, anche coloro che le trovano tali dovranno allenarle con costanza e quotidianità.
Nei prossimi articoli presenteremo più nel dettaglio le varie tecniche partendo da quelle che favoriscono il rilassamento.

 

Autore

| Psicoterapeuta Neuropsicologa Psicologa dello Sport
Nata a Milano, ha ottenuto la Laurea Specialistica in Neuroscienze Cognitive a pieni voti con lode presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Si è specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale e ha conseguito un master in Psicologia dello Sport che le ha permesso di seguire atleti provenienti da varie discipline (tennis, calcio, equitazione, golf, podismo).
 
Ha collaborato con la Casa Editrice Loescher di Torino per la stesura di parti integrative a testi scolastici, trattando anche temi relativi all’approccio didattico dell’educazione fisica in soggetti diversamente abili.
 
Attualmente svolge attività clinica e di ricerca nella provincia di Como, occupandosi principalmente dei disturbi d’ansia.
Lo sport è la sua passione. Praticata attività sportiva fin dall’età di tre anni. Tra i vari sport, significativa è stata l’esperienza nel mondo del nuoto sincronizzato a livello agonistico. 
 
Attualmente ha abbracciato il mondo del podismo dilettantistico, partecipando a mezze maratone, maratone e gare di trail running. L’alpinismo è inoltre la sua passione. Ha avuto esperienze come insegnante di nuoto.
 

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