La comunicazione efficace tra l'allenatore e la squadra: ostacoli e strategie correttive per favorire uno scambio costruttivo - Seconda parte | YouCoach Salta al contenuto principale

La comunicazione efficace tra l'allenatore e la squadra: ostacoli e strategie correttive per favorire uno scambio costruttivo - Seconda parte

La comunicazione efficace tra l'allenatore e la squadra: ostacoli e strategie correttive per favorire uno scambio costruttivo - Seconda parte

 
Obiettivo
Sommario
Sviluppare una comunicazione efficace con la squadra è possibile solo con alcune piccole strategie per facilitare lo scambio comunicativo. Vediamole!
Gli allenatori avvertono con sempre maggiore consapevolezza l’importanza di sviluppare una comunicazione efficace con la squadra (leggi la Prima Parte dell'articolo). Ciò risulta possibile solo se si adottano con continuità alcune piccole strategie atte a facilitare lo scambio comunicativo. Di seguito ne evidenziamo gli aspetti più rilevanti.
 
È opportuno precisare innanzitutto che la comunicazione di e con il gruppo deve essere utilizzata per analizzare, motivare, verificare, correggere, rinforzare i comportamenti gruppali e non, come spesso accade, usata per rimproverare, criticare, o magnificare il singolo atleta al cospetto degli altri.
In generale la comunicazione risulta efficace infatti se è adeguatamente modulata in rapporto agli obiettivi e al destinatario cui è rivolta:
  • se riguarda il singolo atleta deve essere effettuata in forma individuale
  • se riguarda la squadra deve essere organizzata in forma gruppale.

La comunicazione è per definizione anche uno scambio e come tale deve essere dunque interpretata in un’ottica bi-direzionale, cioè impostata per consentire sia all’allenatore che al gruppo di esercitare alternativamente il ruolo ora di emittente ora di ricevente dei reciproci messaggi.

Una buona qualità della comunicazione con le”prime squadre” serve per instaurare un clima di lavoro idoneo a ottimizzare prevalentemente le potenzialità del collettivo in funzione dei risultati da conseguire. Con le categorie giovanili invece serve soprattutto per creare condizioni migliori per raggiungere gli obiettivi di apprendimento e per far maturare nei ragazzi il “senso di gruppo” e di responsabilità fondamentali in uno sport di squadra come il calcio. 
Vediamo ora gli accorgimenti utili da adottare per promuovere la comunicazione efficace tra allenatore e giocatori e far sì che questo diventi un elemento costituivo della “cultura di squadra”. 
 

STILE DI CONDUZIONE 
Lo stile comunicativo dell‘allenatore riveste una importanza fondamentale nel determinare la qualità e l’efficacia complessiva della partecipazione del gruppo. Spesso i tecnici comunicano con i giocatori limitandosi più che altro ad esternare i loro convincimenti, le loro valutazioni, le loro aspettative agonistiche. Solo apparentemente sollecitano l’opinione dei giocatori mentre in realtà ne chiedono, implicitamente, sopratutto il consenso. Il più delle volte i giocatori capiscono e si uniformano a tale richiesta sommersa: dando ragione al mister anche se non sono d’accordo, rifugiandosi in facili generalizzazioni pur di non sbilanciarsi, rimanendo passivi anche di fronte agli occasionali inviti ad esprimersi apertamente. Il rischio alla fine è che l’allenatore pensi una cosa e il gruppo ne pensi e pratichi un’altra suscitando nel primo la percezione e il disappunto per il fatto che “ …il gruppo non mi segue come dovrebbe…” .
Se vuole promuovere una comunicazione valida, cioè autentica, con il suo gruppo l’allenatore deve assumere uno lo stile diverso da quello descritto. Egli deve proporsi con un atteggiamento di ascolto attivo, di stimolo e di rinforzo rispetto i contenuti espressi dai propri giocatori anche quando non è d’accordo con loro. Il suo obiettivo comunicativo non deve essere quello di definire chi ha torto o chi ha ragione su una certa questione, ma quello di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sugli umori, le convinzioni, le aspettative, le difficoltà che insieme formano la cosiddetta ”mente di gruppo”.
 
Queste informazioni, fondamentali per la gestione effettiva della squadra sia in chiave agonistica che relazionale, non può che ottenerle direttamente da loro. Ci può riuscire solo se:
  • si mostra interessato ma non giudicante,
  • se cerca di essere stimolante ma non oppressivo
  • se valorizza autenticamente il contributo di ciascuno di loro come un utile materiale per le sue riflessioni che in un secondo momento potrà riportare all’attenzione dei suoi giocatori. 
Se il mister riesce ad assumere questo stile nella comunicazione il gruppo si responsabilizza, partecipa, contribuisce ad alimentare sia la coesione che lo spirito di squadra; viceversa è molto probabile che resti passivo, delegante, assoggettato, e forse sotterraneamente oppositivo. 
 

METODOLOGIA 

Per facilitare lo scambio comunicativo è necessario che l’allenatore adotti un metodo relativamente stabile nel tempo. Il suo modo di condurre il gruppo deve pian piano essere assimilato dai suoi atleti come se fosse uno schema di gioco. Per questo è importante che egli individui una modalità, magari concertandola con il gruppo, per favorire il coinvolgimento comunicativo di tutti i partecipanti.
  1. Può scegliere ad esempio di proporre lui dei contenuti ad inizio discussione per poi chiedere ai giocatori di esprimere i loro punti di vista. È il modo più semplice ma anche quello che richiede una “maturità comunicativa” del gruppo già consolidata.
  2. Un altro modello adottabile può essere quello di incaricare di volta in volta, e a turno, 3 giocatori di portare in apertura le loro osservazioni in merito ad esempio all’ultima partita, oppure al livello di impegno in allenamento o altro ancora che riguardi la squadra. In questo modo si abituano tutti i membri del gruppo a responsabilizzarsi sapendo che prima o dopo toccherà anche a loro farsi protagonisti e animatori della discussione.
  3. Altra modalità possibile è quella di strutturare l’avvio della discussione, ad esempio sui progressi della squadra, chiedendo ad un ragazzo di fare una valutazione dei punti di forza e di debolezza del gruppo dal punto di vista tecnico, ad un altro di fare una analisi dal punto di vista atletico, ad un altro ancora dal punto di vista mentale e così via. Sulla base di questi primi contributi si può chiedere poi al resto del gruppo di esprimere le proprie considerazioni. Anche in questo caso il compito di alimentare la discussione a rotazione coinvolge nel tempo tutti i membri della squadra facendo pian piano acquisire loro maggiore familiarità e padronanza riflessiva e comunicativa.   

 


spogliatoioCONTESTO
I momenti di scambio gruppale finalizzati al confronto di idee, opinioni, valutazioni inerenti la pratica sportiva (obiettivi, qualità prestazioni, comportamenti, motivazioni, apprendimenti,ecc) devono essere svolti in un setting appropriato. Pertanto vanno evitati i tradizionali briefing in mezzo al campo perché l’attenzione dei giocatori, specie se giovani, scema o si disperde facilmente a causa delle interferenze ambientali. Molto meglio fare gruppo in una apposita stanza (se esiste) dell’impianto, oppure nella saletta dedicata al terzo tempo (presente in quasi tutte le società anche dilettantistiche), o in ultima ratio anche in spogliatoio. L’importante è che il luogo rimandi ai partecipanti la percezione di uno spazio espressamente riservato al momento comunicativo perché ciò favorisce la concentrazione di tutti e la valorizzazione implicita di quel momento espressamente voluto dall’allenatore.
 

FREQUENZA E TEMPISTICA

La comunicazione gruppale di solito avviene alla ripresa degli allenamenti e in genere per fare una valutazione della prestazione domenicale sotto i diversi profili: tecnico, atletico, tattico e comportamentale. Se questo è e rimane l’appuntamento classico a cadenza settimanale è importante che l’allenatore lo preveda sempre, in modo organizzato e con un tempo prestabilito, e non in funzione del buon o cattivo risultato o prestazione. Se il confronto del martedì diventa appuntamento codificato, i partecipanti pian piano si abitueranno sentendosi via via più aperti e indotti a dire la loro; la discontinuità al contrario genererà più facilmente la chiusura. La durata del gruppo settimanale non dovrebbe essere inferiore ai trenta minuti ma neanche andare molto oltre in modo tale da consentire uno spazio di parola più o meno a tutti ma evitando anche prevedibili cali di attenzione.
 
Vi sono poi altri momenti che si prestano ad una comunicazione approfondita di gruppo:
  • Ad inizio stagione ad esempio il tecnico può promuovere un incontro per costruire assieme ai giocatori gli obiettivi a breve, medio e lungo termine.
  • A metà stagione può fare una prima verifica partecipata e a fine anno sportivo compiere con la squadra una valutazione complessiva del percorso compiuto.
  • In alternativa l’allenatore può scegliere di istituire periodicamente (ad esempio ogni due-tre mesi) una occasione di confronto sulla evoluzione della squadra chiamando ogni giocatore a fare una valutazione sui propri progressi e limiti sia di quelli della squadra di cui fa parte.

Le opportunità insomma per stimolare il gruppo squadra a pensare e a comunicare non mancano di certo e se l’allenatore le utilizza compiutamente ne può trarre un grande vantaggio perché potrà disporre di tante e preziose informazioni utili per gestire al meglio a sua compagine.

 

Autore

| Psicologo - Psicoterapeuta
Laureato in Psicologia nel 1986 all’Università di Padova, svolge da 25 anni l’attività di psicologo clinico convenzionato presso il Dipartimento Dipendenze dell'AAS n.5 “Friuli occidentale”.
  • Consulente dal 2010 per il settore giovanile del Pordenone Calcio (Lega Pro).
  • Collaboratore esterno - Settore Giovanile Scolastico - FIGC del Friuli Venezia Giulia e membro del Coordinamento Regionale Psicologi Settori Giovanili della FIGC-SGS- Friuli Venezia Giulia.
  • Formatore della FIGC - Friuli Venezia Giulia - Settore Tecnico per i corsi allenatori UEFA B.
  • Socio dell’AIPS (Associazione Italiana Psicologia dello Sport)

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