Attenzione al contesto | YouCoach Salta al contenuto principale

Attenzione al contesto

Attenzione al contesto

 
Obiettivo
Sommario
La valutazione del contesto di lavoro è fondamentale per trovare le giuste modalità comunicative, verbali e non, per ottimizzare la ricezione dei messaggi e catturare l’attenzione dei giovani calciatori
Gli sport non sono tutti uguali, lo sappiamo. A variare non sono solo le regole: ogni pratica sportiva ha uno specifico contesto di lavoro, un numero definito di partecipanti, spazi e distanze diverse, può essere indoor o outdoor, ecc. Esistono molte variabili che vanno attentamente valutate per poter gestire al meglio le esercitazioni, i ragazzi stessi e le scelte comunicative per lavorare al meglio, ridurre le interferenze, aumentare la concentrazione.
Sottostimare l’importanza di questi fattori esterni preclude l’ottimizzazione della scelta dei mezzi e dei tempi al fine di rendere l’allenamento e la partita fluidi e di catturare l’attenzione già labile dei giovani calciatori.
Pensiamo, per iniziare, allo spazio: il calcio è uno sport outdoor. Ciò implica:
  • Molto rumore;
  • Dispersione della voce;
  • Aumento delle possibili fonti di distrazione;
  • Possibilità che più squadre si allenino contemporaneamente ed in spazi vicini.

Un aereo che passa, una vicina linea ferroviaria, per esempio, si traducono in improvvisi rumori che possono interferire nell’ascolto dei ragazzi che potrebbero perdere parte delle informazioni. Ma lo stesso aereo o treno potrebbe distrarre un giocatore che inizia a pensare all’orario di rientro o a fantasticare sul prossimo viaggio promesso dai genitori in caso di promozione scolastica.
È importante quindi tenere conto di questo e decidere di fermare la spiegazione per quella manciata di secondi, oppure chiedere ai ragazzi un feedback sulla loro comprensione, o ancora riportare l’attenzione dei ragazzi su quanto si stava dicendo.
Il rumore va valutato (vociare di altri giocatori, rumori ambientali, ecc.) per poter calibrare correttamente l’altezza ed il timbro della voce per far arrivare messaggi chiari e diretti. Per lo stesso motivo, si deve tener conto dell’ampiezza degli spazi di gioco: modificherò la mia voce a seconda della distanza tra me ed i miei giocatori, così come posso scegliere di avvicinare la mia squadra mentre parlo. Quest’ultima opzione è particolarmente consigliata nel caso di:
  • ragazzi facilmente distraibili;
  • giocatori non ancora sufficientemente allenati all’ascolto;
  • atleti più piccoli;
  • proposte ed esercitazioni nuove o particolarmente ricche di elementi che richiedono un carico cognitivo maggiore.
La vicinanza fisica inoltre aumenta il contatto oculare che, a sua volta, aumenta l’attenzione in chi ascolta ed il senso di responsabilità.
Un allenamento eseguito in palestra (i motivi possono essere diversi) ha, evidentemente, dinamiche differenti e sulle quali devo adattare il mio paraverbale (tono, timbro, ecc.).
Il momento partita interferisce ancora di più sulle capacità attentive: c’è il carico emotivo intrinseco della partita, oltre al pubblico che aumenta lo stress ed il rumore di fondo.
Anche il numero di elementi presenti in allenamento va considerato: più ragazzi si traduce in più possibili fonti di distrazione. Quindi, vi è la necessità che io orienti correttamente il mio corpo e la mia voce verso tutti i componenti del gruppo. Questo non solo perché a tutti possa arrivare chiara e nitida la voce, ma anche per distribuire equamente la mia attenzione e l’importanza che attribuisco ai giocatori così da aumentare la loro attenzione e tenere alta la loro motivazione. La motivazione, come abbiamo già accennato, influisce notevolmente sulle capacità attentive: un atleta scarsamente motivato o poco responsabilizzato non presta l’attenzione necessaria alle cose ed ai compiti.
 
 
Anche l’età dei ragazzi va tenuta in considerazione: più gli atleti sono giovani più l’allenatore deve essere stimolante nelle proposte e nelle modalità comunicative per catturare l’attenzione dei giovani che, per limiti cognitivi (ridotte capacità attentive appunto, e di memoria di lavoro), minor consapevolezza di sé e spinte motivazionali in costruzione, faticano maggiormente a prestare attenzione al compito.
Lavorare quindi, per migliorare le capacità attentive significa valutare anche le variabili esterne ed oggettive che entrano in gioco nella conduzione di allenamenti e partite.

 

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

Articoli correlati

  • Lo staff tecnico

    A metà-fine agosto, quasi tutte le società ripartono con gli allenamenti sia delle prime squadre che dei settori...

  • Gestire correttamente l'errore

    [[{"type":"media","view_mode":"media_original","fid":"100479","attributes":{"alt":"","class":"media-image","style":"...

  • Il rilassamento muscolare

    Nell’articolo precedente abbiamo fornito alcuni spunti tratti dal training autogeno, al fine di migliorare la...

  • Fuori Gioco

    Per quasi un’intera stagione sportiva ci siamo occupati di capacità attentive e degli accorgimenti e strategie...