Sommario
In questo articolo vedremo come un adeguato utilizzo degli elementi della comunicazione non verbale vada a sostegno di una comunicazione chiara e sicura ed aiuti i giocatori a rimanere focalizzati su quanto diciamoOrganizzazione
Credo sia ormai evidente che comunicare non significhi solamente trasmettere delle informazioni.
È un continuo intrecciarsi di aspetti psicologici, relazionali ed emotivi che si modificano e condizionano l’uno con l’altro, indissolubilmente.
Vorrei riflettere assieme a voi su come il nostro modo di parlare e, in particolare, la scelta più o meno consapevole di intercalari, la gestualità, le pause che facciamo, per citarne alcuni, possano facilitare od ostacolare la comunicazione e trasmettere quella sicurezza e concentrazione tanto importanti nella prestazione.
Per essere più chiara parto, come spesso faccio, da qualche esempio pratico.
Pensiamo a quando eravamo più giovani o a quando eravamo atleti noi, e ripensiamo a come parlavano i nostri allenatori o professori. Ci torna in mente il prof. X che tanto si sbracciava e dimenava mentre spiegava appassionatamente la lezione, ci “ubriacava”! … o Mister Y che ogni 5 parole diceva “praticamente”, che nervi! … o Mister Z che concludeva sempre la sua spiegazione con un “è facile!”, che nervoso ci veniva “fallo tu se è tanto facile!!” … e quel preparatore che faceva delle pause abissali, da prendere sonno! … Al contrario di Mister M che parlava a raffica, dopo 10 secondi ci eravamo già persi! … Gli esempi non si contano.
Adesso probabilmente sorridiamo nel pensarci. E lo faranno anche i vostri giocatori un domani quando penseranno a voi. Ma, cosa trasmettono realmente questi modi di dire e comunicare? Come ci fanno sentire? Quanto ci aiutano a rimanere concentrati?

Pensiamoci. Parlare troppo velocemente, un uso esagerato e continuo di intercalari (praticamente, cioè, quindi, ovvio, in teoria, allora … fino ad arrivare ad espressioni più colorite che per ovvie ragioni non posso scrivere, ma il cui effetto negativo è ben più grave …) porta a distrarre i ragazzi che vengono “storditi” e “ipnotizzati” da queste paroline ripetute e ripetute. Paroline che interrompono continuamente la frase, paroline che possono innervosire o far ridere, paroline che distraggono. Lo stesso effetto di una goccia che cade regolare da un rubinetto o del ticchettio di un orologio in una stanza mentre vuoi studiare o dormire. Finché non la noti tutto fila liscio, ma se inizi a farci caso è la fine! Senti solo quella maledetta goccia, quel maledetto ticchettio, quella maledetta parola!!
Lo stesso vale per un uso esagerato di pause, schiarimenti di voce, colpetti di tosse, ecc.Anche la gestualità può aiutarci nella comunicazione rinforzando alcuni contenuti o indirizzando l’attenzione; ma, se la gestualità diventa esagerata, quasi teatrale, può innervosire il nostro interlocutore, distrarlo o confonderlo.
A tal proposito, penso all’importanza della coerenza tra verbale e non verbale. Sembra banale, ma capita ad alcuni allenatori che dicano sinistra e mimino il gesto tecnico con la destra, dicano di fare un giro orario su se stessi e lo compiano in senso antiorario. Un bel caos per chi vi sta ascoltando, non credete?!
La comunicazione deve essere sempre chiara, semplice, coerente e sicura.
Molto spesso non siamo consapevoli di come e quanto usiamo certe parole, di come gesticoliamo e cosa conseguentemente trasmettiamo ai nostri giocatori.
A tal proposito può essere utile chiedere ad un collega se ha notato qualcosa in tal senso, farci riprendere o fissare una videocamera (si può fare anche con un cellulare) durante una riunione, registrarci mentre parliamo, ecc. Questo per avere un feedback reale sulle nostre modalità comunicative, prenderne consapevolezza e … lavorare su di sé!
Si tratta per lo più di automatismi che con fatica e grande impegno si possono modificare, ma, lo sappiamo, l’allenamento premia!!
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