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Adattarsi ai giocatori

Adattarsi ai giocatori

 
Obiettivo
Sommario
In questo articolo metteremo in evidenza come sia necessario adattare le proposte tecniche e la scelta del linguaggio a seconda dei giocatori che ho di fronte anche in funzione delle capacità attentive
Quando si lavora nel settore giovanile non possiamo pensare di porci con i ragazzi senza tener conto di chi ho di fronte: differenze individuali e diverse età richiedono stili di conduzione, scelte comunicative e proposte di esercitazioni molto diverse pur se con obiettivi comuni.
Pensando nello specifico alle capacità attentive, queste condizionano fortemente le scelte che ogni Mister fa nel momento in cui allena e si relaziona con i suoi giocatori poiché, se anche l’attenzione è un processo mentale allenabile, dobbiamo avere sempre il massimo rispetto del grado di maturazione ed evoluzione del singolo.
Se il mio obiettivo è quello di allenare specificatamente tali capacità, devo sempre tener conto di chi sto allenando:
  • Quanti anni ha questo ragazzo?
  • Solitamente ascolta?
  • È particolarmente vivace?
  • Si distrae facilmente?
  • Quali le sue esperienze pregresse che mi possono aiutare a capire meglio il soggetto?
  • Posso confrontarmi con il Mister precedente che potrebbe fornirmi delle chiavi di lettura del bambino/ragazzo?
Un atteggiamento di apertura e conoscenza da parte del Mister va sempre applicato.
Nelle mia esperienza mi capita di osservare e intuire che molti Mister si pongono con gli atleti con la convinzione/presunzione che siano i giocatori a doversi adattare pienamente alle loro modalità comunicative, stili di conduzione e proposte tecniche, e non viceversa.
Non significa che l’allenatore debba snaturarsi. Significa invece imparare ad osservare e capire quanto più possibile i singoli membri del gruppo per poi poter fare le scelte più idonee a seconda degli obiettivi.
Ritornando alle capacità attentive, è importante quindi scegliere un linguaggio appropriato a seconda dell’età dei soggetti. Se risultassi troppo macchinoso, astratto o complicato per esempio alle orecchie di un bambino, o, al contrario, banale e ridicolo per come parlo di fronte ad un adolescente, perderò la loro attenzione.
 

Un elemento su cui bisogna saper giocare bene è la vivacità e varietà delle proposte tecniche che non devono mai risultare troppo noiose e ripetitive. Questo però non deve tradursi in un eccesso di elementi e richieste all’interno di una esercitazione poiché ciò si tradurrebbe in difficoltà da parte degli atleti di seguire la spiegazione e trovare la giusta concentrazione nell’esecuzione. Tenere conto dell’età si tradurrà in proposte variegate e più articolate, ricche di molti elementi per i giocatori più grandi ed evoluti, mentre si penserà ad esercitazioni varie, ma non troppo complesse per i più piccoli. Col passare del tempo e la naturale maturazione dei processi attentivi e mnestici dei giovani sarà possibile aumentare la difficoltà e la complessità delle richieste così da stimolare, e non solamente assecondare, i processi cognitivi implicati.
 

Quindi, si assisterà ad una graduale crescita dell’intensità delle proposte e dell’esecuzione delle stesse. D’altro canto, con il crescere dell’età aumenta la capacità da parte dei ragazzi di rimanere attenti e concentrati anche di fronte a richieste più monotone e ripetitive, ma comunque necessarie alla loro crescita (ripetizione tattiche per fare un esempio). Quindi, con l’aumentare dell’età se da una parte cresce l’intensità, dall’altro lato può in certi momenti aumentare la ripetitività che comporta, lo sappiamo, una certa dose di noia.
Quest’asticella che piano piano si sposta su livelli differenti è rispettosa della crescita dell’individuo e, allo stesso tempo, allenante le capacità attentive e la concentrazione in particolare.

 

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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