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In questo articolo faremo alcune riflessioni tra passato e presente per cercare di capire quale possa essere un modo diverso, forse migliore rispetto al passato, per gestire gli errori dei nostri atleti pensando anche alle nostre esperienze vissuteOrganizzazione
Gestire correttamente un errore commesso da un nostro calciatore è fondamentale. Non solo perché permette un miglior apprendimento, ma soprattutto perché ha implicazioni sul piano emotivo e psicologico. Un ragazzo che sbaglia ha bisogno in quel momento di capire:
capire dove ha sbagliato, capire quali modifiche apportare, per esempio, al suo gesto tecnico affinché risulti efficace, capire che è normale commettere degli errori, capire che sbagliare non è fallire come persona e non significa che non ci riuscirà mai, capire che attraverso l’impegno e la perseverazione può farcela, che ha le carte in regola per riuscire, che tutti ci sono passati. Il giocatore, come credo chiunque, ha bisogno di sentirsi sostenuto sul piano emotivo, ha bisogno di sentire che in lui riponiamo fiducia, che ci crediamo, che crediamo nelle sue qualità.
capire dove ha sbagliato, capire quali modifiche apportare, per esempio, al suo gesto tecnico affinché risulti efficace, capire che è normale commettere degli errori, capire che sbagliare non è fallire come persona e non significa che non ci riuscirà mai, capire che attraverso l’impegno e la perseverazione può farcela, che ha le carte in regola per riuscire, che tutti ci sono passati. Il giocatore, come credo chiunque, ha bisogno di sentirsi sostenuto sul piano emotivo, ha bisogno di sentire che in lui riponiamo fiducia, che ci crediamo, che crediamo nelle sue qualità.Molte volte sento dire “eh … ai miei tempi quando sbagliavi … ti tiravano di quelle urlate e volavano scappellotti, e non è mai morto nessuno!”. Quando si perseverava nell’errore partiva qualche ceffone, qualche oggetto ci volava addosso se eravamo in classe o la palla in campo ci veniva passata con “particolare” veemenza; poteva volare qualche insulto più o meno bonario che sarebbe dovuto servire a “svegliarti”, come se uno provasse piacere a sbagliare …
Se una volta si faceva così non significa che si debba fare ancora! Credo funzionasse in superficie, ma che certi metodi educativi lasciassero ferite profonde sul piano emotivo e psicologico (forse è il motivo per cui alcuni ricordi restano ben vividi nella nostra memoria!).
I tempi sono cambiati, questo è un dato di fatto. Non voglio disquisire se ciò sia avvenuto in meglio o in peggio. Certo è che, se vogliamo essere produttivi ed efficaci con i nostri giocatori abbiamo il dovere di porci e relazionarci con loro ricordandoci che dietro un gesto tecnico o una scelta tattica c’è una persona che va rispettata ed aiutata affinché capisca, apprenda e cresca.
Certamente, soprattutto all’inizio, è utile tranquillizzare i giovani atleti normalizzandoli. Significa dire loro che sbagliare capita a tutti, è normale appunto, è inevitabile in quanto siamo esseri umani fallibili, e lo è ancora più in fase evolutiva e nelle fasi di apprendimento. L’allenamento è fatto proprio per apprendere abilità ed implementare capacità che se non venissero correttamente stimolate ed indirizzate probabilmente non emergerebbero.A volte l’allenatore dimentica questa “normalità” e finisce per arrabbiarsi facilmente di fronte ad un errore.
Così come dimentica di quando lui per primo commetteva e commette errori. Allora diventa importante in questo frangente chiedersi: “come mi piacerebbe essere corretto? Cosa mi aiuterebbe? Cosa mi aspetterei dal mio allenatore che dovrebbe essere lì per me? Quali parole mi farebbero reagire positivamente? Quali parole mi aiuterebbero a concentrarmi per lavorare sul mio momentaneo limite? Cosa invece mi farebbe male sentire?” …
Riflettere su domande di questo tipo, con calma e prima ancora di scendere in campo, dà un’indicazione di massima su cosa è più utile dire e fare con i nostri giovani atleti affinché l’errore sia solo un errore e non una persona sbagliata.
Se vogliamo arrivare a loro dobbiamo partire da noi.
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