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Spendere tempo per non perdere tempo!

Spendere tempo per non perdere tempo!

 
Obiettivo
Sommario
La condivisione del significato delle parole porta a numerosi vantaggi su più fronti: vediamo quali sono e scopriamo gli errori più comuni da evitare!
 
one way soccer memeAllenamento di bambini: l’allenatore schiera i piccoli, l’uno accanto all’altro, dicendo loro: “Al mio via cominciate a correre in avanti. Al mio Op! scatto verso destra fino al mio fischio”.
Al “via!” i bambini iniziano a correre entusiasti, qualcuno però pare titubante, dubbioso. Su cosa si stessero interrogando l’allenatore lo scoprì non appena esclamò “Op!” che segnò l’inizio della fine: mentre la maggior parte dei bambini fece uno scatto verso destra come richiesto, alcuni si bloccarono, altri partirono verso sinistra. L’epilogo? Qualche bambino finì a terra, qualcun altro andò a casa con un bel bernoccolo sulla fronte, alcuni scoppiarono a ridere e derisero quelli che avevano sbagliato.
Qualcuno di voi potrebbe pensare “I soliti bambini distratti! … sicuramente stavano chiacchierando mentre il Mister spiegava … c’è sempre qualcuno che non capisce, è normale … cadere fa solo bene, così imparano a rialzarsi …”.
Certo è vero che normalmente è probabile che nel gruppo qualcuno possa non comprendere (non direi sempre), come è vero che spesso cadere aiuta ad imparare a rialzarsi sia fisicamente che metaforicamente parlando. Ma è altresì vero che, nell’episodio specifico, il problema era nato alla fonte: il Mister aveva dato per scontato che tutti i bambini sapessero quale era la destra e la sinistra (scoprì poi, indangando, che così non era), e che i bambini conoscessero tutti il significato della parola “scatto” (scoprì poi che per un paio di loro scatto significava bloccarsi, ed è quello che fecero voltandosi tra l’altro verso destra, proprio come in uno scatto di foto!!!).
 
Quando faccio osservazione in campo (attività che mi permette poi di creare dei momenti formativi ad hoc per gli allenatori) mi capita spesso di vedere situazioni di questo tipo che potrebbero essere superate se gli allenatori spendessero del tempo, in particolare a inizio anno dove ancora molto se non tutto è nuovo, per condividere il significato delle parole.
Troppo spesso si danno per scontati termini e modi di dire che non sempre sono noti ai ragazzi, soprattutto se abbiamo a che fare con i più piccoli. A volte si usano metafore, massime o quant’altro che, non solo potrebbero non essere mai state sentite dire dai giovani, ma addirittura, possono non essere comprese a causa della loro fase evolutiva. Per esempio, nella comunicazione con bambini fino a 9/10 anni circa è importante usare un linguaggio concreto e basato sul qui e ora proprio perché solo dopo quest’età si giunge ad un pensiero di tipo ipotetico-deduttivo capace di ragionamenti in astratto e staccato dal dato presente e concreto.
Un altro errore comune è quello di usare un gergo dialettale, che se da un lato ci fa rimanere ancorati alle nostre radici e tradizioni, dall’altro può essere del tutto incompreso ai bambini di nuova generazione o per gli extracomunitari che parlano, nella migliore delle ipotesi, solo in italiano.
 
La condivisione di significato porta a numerosi vantaggi su più fronti:
  • Ottimizzazione del tempo: spendere tempo nel chiarire i significati delle parole così come nell’accertarsi della comprensione di quanto detto risulta un ottimo investimento nel lungo termine; 
  • Ottimizzazione dell’attenzione: l’attenzione decade tanto più in fretta col scendere dell’età; perdere tempo con continue ripetizioni e richiami stanca e satura prima i ragazzi che in questo modo si distraggono più facilmente;
  • Aumento della motivazione e dell’impegno: i ragazzi rimangono motivati e si entusiasmano quando sentono di capire e di fare la cosa corretta (ovviamente altra cosa è l’errore dovuto a inesperienza, mancanza di maturità, fase di apprendimento, ecc.);
  • Aumento/mantenimento della motivazione personale dell’allenatore: i motivi, credo, siano ovvi;
  • Clima di lavoro sereno e disteso, sia per i giocatori che per il Mister;
  • Maggior fiducia nel gruppo e tra i ragazzi che si percepiscono vicendevolmente pronti, attenti e capaci;
  • Aumento della qualità delle relazioni: spesso, soprattutto tra i giovani, i bambini/ragazzi (userò sempre per comodità il maschile sottointendendo anche l’universo femminile) vengono facilmente derisi quando si mostrano goffi, non brillanti, o semplicemente quando sbagliano. Chiarire significa ridurre la probabilità che ciò accada.
 
Condividere il significato della parole vuol dire permettere al bambino/ragazzo di capire di cosa stiamo parlando, poter seguire la spiegazione e rispondere al meglio alle richieste fisiche, tecniche, tattiche, motorie e mentali.
 
Impariamo quindi, a spendere bene il nostro tempo, soprattutto all’inizio, senza avere la smania di fare che, spesso, si traduce in  uno strafare che porta a confusione, demotivazione, indebolimento delle relazioni ed abbassamento del senso di efficacia personale e di gruppo.

 

Autore

Ritratto di daniela.oriandi
| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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