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Lo stress è positivo o negativo?

Lo stress è positivo o negativo?

 
Obiettivo
Sommario
Capiamo quali sono i fattori che influiscono sulla percezione di un evento come "stressante"
 
Quando espongo la lezione sullo stress a scuola, parto sempre facendo una domanda ai miei studenti: “Secondo voi, lo stress è una cosa negativa o positiva?” Quasi tutti mi rispondono che lo stress è una cosa negativa, e coloro che si fanno vedere dubbiosi temo lo facciano più perché pensano che la mia sia una domanda trabocchetto che per convinzione…
La nostra società ci trasmette l’idea che lo stress sia una cosa brutta, cattiva, che ci fa star male, che viene dall’esterno e su cui abbiamo un relativo controllo: arriva l’evento stressante e pesante, e noi cerchiamo di resistere più che possiamo…
Lo stress invece è semplicemente uno stimolo che ci offre l’ambiente, e come tale non è né negativo né positivo. Di questi stimoli, come ho accennato parlando di motivazione (vedi il “need for competence”) ne abbiamo bisogno per sopravvivere. Sono le richieste dell’ambiente che ci mettono in moto quei meccanismi di risoluzione delle situazioni che ci fanno crescere e migliorare. 
Senza stimoli, dicono alcune ricerche sociali, gli individui sono destinati a lasciarsi andare fino ad arrivare anche alla morte. Proprio così: abbiamo bisogno di attivarci completamente, mente e corpo, per sopravvivere. E l’ambiente, le sue richieste, le sue difficoltà da risolvere, gli eventi da gestire compiono proprio questa funzione. Ma allora cos’è che ci fa sentire in difficoltà, sotto pressione, per dirla in una parola socialmente condivisa, “stressati”?
 
stress sport calcioEcco come funziona il meccanismo: arriva uno stimolo (qualsiasi) dall’ambiente e il nostro compito è trovare una soluzione. Rispondiamo a quello stimolo secondo la nostra sensazione di essere in grado o meno di gestirlo: a volte ci sentiamo forti e capaci, a volte non molto capaci, a volte assolutamente incapaci. Ecco che ciò che ci mette in difficoltà non è lo stimolo in sé, la difficoltà più o meno grossa che ci offre l’ambiente, ma la nostra personale sensazione di poterci far fronte, la nostra personale risposta allo stress. Tutto dipende dalla nostra sensazione di avere le risorse per superare l’ostacolo, o comunque di poterlo gestire in qualche modo. 
Se sono convinto di non riuscire a gestirlo, ecco che arriva la mia risposta negativa allo stimolo che darà luogo alla mia sensazione di ansia e tensione (Distress); se invece penso di riuscire a gestirlo con efficacia, ecco che arriva la mia risposta positiva allo stimolo che darà luogo alla mia sensazione di soddisfazione e orgoglio (Eustress). 
Non è quindi lo stimolo il problema da gestire, ma la nostra personale risposta allo stimolo, la quale misura la nostra capacità di adattarci alle richieste dell’ambiente. Proviamo a fare un esempio pratico.
Se il gioco mi chiede di fare un passaggio che mi mette in difficoltà, o di tirare un rigore durante una partita importante, oppure di rimettermi in gioco dopo un brutto errore (stimoli proposti dall’ambiente) se sono fiducioso in me, se mi hanno insegnato ad auto-motivarmi e a reagire di fronte alle difficoltà, se ho imparato ad avere coraggio e a cercare di fare sempre il meglio che posso, la mia risposta allo stimolo sarà positiva (nonostante la difficoltà e indipendentemente dal risultato) e mi farà sentire forte, capace, soddisfatto e orgoglioso di me, regalandomi una bella sensazione di benessere (Eustress). 
Ma se quella difficoltà mi farà andare nel panico, se non saprò che fare dalla paura di sbagliare, se la tensione e la bassa autostima prenderanno il sopravvento, la mia risposta sarà inadeguata, spesso al di sotto delle mie possibilità e mi farà sentire insoddisfatto, incapace, impotente, regalandomi una sensazione di ansia e tensione (Distress).
 
È cambiando la percezione di mè stesso e delle mie capacità che posso cambiare il corso degli eventi: l’ambiente mi mette alla prova è vero, ma se ho imparato ad avere fiducia in me offrirò una risposta di adattamento all’ambiente che mi regalerà quel benessere che mi farà sentire sempre meglio e più capace.
Ed ecco quindi la bella notizia: anche se lo stress, cioè lo stimolo offerto dall’ambiente, a volte mette i nostri piccoli atleti molto in difficoltà, lavorando sulla loro stima, motivazione e senso di auto-efficacia potranno sentirsi sempre più pronti nell’affrontare qualsiasi sfida con le loro migliori risorse…

 

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Autore

Ritratto di micaela.deguidi
| Psicologa

Laureata in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni a Padova, Master in Psicologia dello Sport a Milano, da quindici anni lavoro come consulente in ambito sportivo seguendo atleti di alto livello e giovanile e per diverse discipline sportive: calcio, nuoto, sci discesa, sci kilometro lanciato, motociclismo, tennis, arrampicata sportiva. Per loro mi occupo di preparazione mentale, sviluppo delle performance, coaching individuale e di gruppo, ma anche di progetti formativi per gli allenatori delle società sportive e per i genitori dei giovani atleti.

Da tre anni insegno in una scuola superiore privata le Scienze Umane e Sociali, per il Liceo e per i Servizi Socio Sanitario.

Ho collaborato per quattro anni come preparatrice mentale per gli atleti della Nazionale Italiana di Nuoto a fianco del C.T. Alberto Castagnetti e in collaborazione con la FIN.

Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Veneto, ho collaborato per alcuni anni con l’Ordine attraverso progetti di lavoro sulla Psicologia Sportiva e sullo Sviluppo della professione di psicologo.

 

micaela.degudi@gmail.com

www.micaeladeguidi.it

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