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Attenzione e motivazione: quale relazione c'è?

Attenzione e motivazione: quale relazione c'è?

 
Obiettivo
Sommario
La motivazione influisce sul miglioramento delle capacità attentive. Compito dell’allenatore è mantenere alta la motivazione per stimolare attenzione e concentrazione.
Attraverso questa serie di articoli sulle capacità attentive stiamo capendo come queste siano condizionate da numerosissimi fattori che possono facilitare o, al contrario, ostacolare il giocatore nella sua capacità di prestare attenzione ai compiti ed alle richieste del Mister. Uno di questi è la motivazione.
La motivazione viene intesa come quella spinta ad intraprendere un comportamento e a mantenerlo nel tempo. Più siamo motivati nel fare una cosa più è probabile non solo che ci cimentiamo nel farla, ma anche che decidiamo di portarla avanti nonostante le difficoltà che possiamo incontrare.
Come in ogni ambito, anche nella pratica sportiva esistono differenti motivi che ci possono spingere ad intraprendere l’attività e a decidere di praticarla con impegno, costanza e determinazione. In altre parole, il grado di motivazione incide sul come faccio le cose e l’attenzione che presto alle cose.
 
 
Un atleta fortemente motivato sarà un atleta che spinge sempre al massimo in allenamento come in partita, sarà un atleta presente e costante, veloce nel fare e nel cambiare quando le indicazioni dell’allenatore ed il contesto lo richiedono, pronto a reagire agli stimoli che riceve dalle situazioni di gioco, intenso in tutto ciò che fa.
Le motivazioni possono essere di diversa natura ed ordine e, più motivazioni un giocatore ha nella sua pratica calcistica migliore sarà il suo atteggiamento in campo.
Un giocatore scarsamente motivato si troverà, nella curva dell’arousal (legge di Yerkes a Dodson, vedi articoli precedenti), a sinistra del grafico.
 
 
Ogni allenatore deve prestare molta attenzione agli aspetti motivazionali dei suoi giocatori e trovare strategie e modalità attraverso le quali costruire e tenere alti tali fattori se vuole influire positivamente anche sul loro grado di attivazione.
Tra le motivazioni più diffuse nei giovani certamente annoveriamo:
  • il desiderio di affiliazione
  • il divertimento
  • la voglia di imparare a giocare bene a calcio.
Riflettendo su queste motivazioni, l’allenatore deve trovare modalità e strategie per implementarle o quanto meno mantenerle.

Si dovrà quindi, fare massima attenzione alle dinamiche di gruppo, creare il più possibile situazioni di gioco, incentivare momenti sociali anche extracalcistici, favorire il dialogo ed il confronto di gruppo attraverso riunioni formali ed informali.
Gli allenamenti e le proposte dovranno essere varie, accattivanti, stimolanti i ragazzi da un punto di vista tecnico e mentale, di difficoltà variabile, proposte in maniera randomizzata, coinvolgenti emotivamente. Bandite quindi la ripetitività, la noia e la monotonia, nei contenuti e nella forma.
Un bravo allenatore deve sapere comunicare e spiegare utilizzando un linguaggio adatto alla fascia d’età con cui lavora, usare un gergo vario e vicino al loro mondo con parole stimolanti e che catturino la loro attenzione: fare esempi pratici, utilizzare parole del linguaggio comune, evitare di parlare in maniera soporifera usando un tono piatto e frasi del tipo”fate i soliti … facciamo come  al solito …  sono le solite cose che vi chiedo … facciamo sempre i nostri …”. Tali modalità espressive trasmettono non solo piattezza e poca vivacità, ma sottendono esercitazioni sempre uguali. Tutto questo spegne l’energia e smorza l’entusiasmo.
Il gioco deve essere poi una componente preponderante nella strutturazione degli allenamenti, gli strumenti nelle esercitazioni devono essere vari, i ragazzi vanno fatti ruotare così che tutti interagiscano e comunichino con tutti, imparando a conoscersi tecnicamente e personalmente, e ricevendo in questo modo input diversi da fonti differenti.
Attraverso il gioco e le esercitazioni i ragazzi devono sentire che gradualmente stanno migliorando ed aumentando le loro competenze intuendo che sono sulla strada giusta ed hanno fatto la scelta sportiva adeguata.
Il farli giocare, muovere, lo stimolarli continuamente riducendo al minimo tempi morti, la durata delle spiegazioni ed i tempi d’attesa li terrà sempre attivi, carichi ed attenti, saranno piacevolmente stanchi al termine della seduta, ma profondamente gratificati ed appagati dall’attività, con la voglia di ripresentarsi il giorno dopo per un nuovo allenamento, motivati e pronti.

 

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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