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Lo staff tecnico

Lo staff tecnico

 
Obiettivo
Sommario
Ad inizio stagione si ri-costituisce il gruppo squadra ma si riforma anche quella che qualcuno ha sagacemente definito la “squadra invisibile” vale a dire: lo staff tecnico
A metà-fine agosto, quasi tutte le società ripartono con gli allenamenti sia delle prime squadre che dei settori giovanili. Durante giugno e luglio si ridisegnano gli organici e di frequente anche i quadri tecnici che guideranno le diverse formazioni.
 
Spesso si considerano gli staff tecnici come gruppi di lavoro che, vuoi per l’esiguo numero di componenti (mediamente da tre a 6 circa), vuoi per i ruoli ben definiti (allenatore, vice-allenatore, collaboratore tecnico, preparatore atletico, preparatore dei portieri, medico, fisioterapista, accompagnatore, magazziniere), troveranno facilmente un loro assetto e buon funzionamento. In realtà affinché la “squadra invisibile” sia pienamente efficiente nella conduzione di un gruppo di giocatori è necessario che si sviluppino delle relazioni efficaci tra i suoi componenti.
 
Relazioni efficaci non significa solo buona armonia, buona educazione e rispetto reciproco tra i membri dello staff. Per relazioni efficaci intendiamo anche la costruzione di un sistema di interazioni e di modalità di lavoro capaci di far integrare il “sapere” (conoscenze), il “saper essere” (atteggiamenti) e il “saper fare” (metodo) di ciascuno degli attori con il resto dello staff.
 
I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLO STAFF TECNICO
Per tradurre nella pratica questi obiettivi di integrazione è importante che uno staff, qualsiasi sia la categoria agonistica, la sua grandezza, o il settore (attività di base, settore giovanile, prima squadra) in cui opera, si impegni a fondo e in modo continuativo ad ”allenarsi” in un gioco di squadra fondato sui seguenti principi:
  1. Sviluppo della conoscenza reciproca: quando uno staff si rinnova (anche solo con un nuovo membro), è fondamentale che l’allenatore (regista del suo gruppo di lavoro), promuova uno specifico momento di presentazione e di primo scambio, riguardante le filosofie di lavoro di ciascuno in materia di tecnica, metodologica e di gestione del gruppo degli atleti.

 

  1. Adozione del principio di condivisione: fermo restando la diversità dei ruoli è importante che in uno staff le diversità non si cristallizzino diventando compartimentazione, dove ognuno fa il suo punto e basta. In uno sport di squadra complesso come il calcio, le variabili sono tali e tante che è impensabile che un unico soggetto (l’allenatore), sia pur bravo, sia in grado di osservare, valutare, e decidere da solo sul da farsi, senza consultarsi sistematicamente con chi lavora al suo fianco. Uno staff compatto e affiatato è tale quando vi è circolazione di pensieri, opinioni, suggerimenti, che poi ciascun componente recepisce e traduce in funzione del ruolo che esercita. Un grado elevato di cooperazione dello staff, si trasferirà quasi automaticamente anche al gruppo squadra in termini di coesione e unità di intenti.

 

  1. Uniformità di linguaggi e di stili: uno staff è solido non solo se applica in modo condiviso ed omogeneo le metodologie di lavoro sul campo. E’ estremamente importante che a queste modalità se ne aggiunga un’altra: uno stile di comunicazione e di rapporto con il gruppo squadra quanto più uniforme possibile.  Se in uno staff, c’è chi con i giocatori è molto scherzoso e chi al contrario è serio e riservato, oppure chi molto dialogante e chi taciturno e sbrigativo, oppure ancora, chi molto aggressivo e critico e chi al contrario indulgente su tutto, si creeranno delle preferenze da parte degli atleti ora per l’uno ora per l’altro dei membri, riducendo con ciò l’impatto e l’autorevolezza della èquipe tecnica nel suo insieme. Calibrare entro certi standard concordati lo stile di comunicazione e di rapporto con i giocatori, è il compito forse più delicato per uno staff perché mette in discussione la sfera soggettiva dei sui componenti. Ciò nonostante chi gestisce risorse umane (compresi dunque allenatori, preparatori, collaboratori ecc.), non può esimersi dal confrontarsi e modificare, se necessario, i propri atteggiamenti o stili comunicativi disfunzionali al buon esercizio del proprio ruolo. 

 

  1. Coerenza nella applicazione delle decisioni: le decisioni prese collegialmente dallo staff in merito a programmi di lavoro, gestione delle dinamiche di gruppo, provvedimenti disciplinari, introduzione di regole di comportamento o altro ancora, debbono essere presentate alla squadra, o al singolo destinatario, come una determinazione di gruppo, usando cioè il “noi”, ancorché sia poi l’allenatore a comunicarlo e ad argomentarlo agli atleti. Ciò ha un duplice fine: da un lato si rimanda ai giocatori la percezione di una gestione unitaria e coesa dello staff tecnico, e dall’altro si scongiura il fatto che singoli componenti dell’équipe tecnica di discostino, anche inconsapevolmente, dalle decisioni prese.

 

  1. Verifica del funzionamento dello staff: si è detto all’inizio che lo staff tecnico può essere paragonato ad una “squadra invisibile”; invisibile perché non va direttamente in campo ma opera costantemente dietro le quinte per far esprimere al meglio i propri giocatori sul terreno di gioco. La complessità del lavoro a cui lo staff tecnico è chiamato, richiede che vi siano periodici momenti di verifica. E’ una verifica che deve essere guidata dall’allenatore e che può essere articolata sulle quattro dimensioni sopra descritte. Ad ognuno deve essere riservato lo spazio per esprimere le proprie valutazioni sia sul proprio che altrui operato, nonché dello staff nel suo complesso, ponendo in evidenza i punti di forza e di miglioramento proprio e dei colleghi. Spetterà poi al mister fare sintesi e individuare le aree di perfezionamento e i nuovi obiettivi di qualità da perseguire.

Autore

| Psicologo - Psicoterapeuta
Laureato in Psicologia nel 1986 all’Università di Padova, svolge da 25 anni l’attività di psicologo clinico convenzionato presso il Dipartimento Dipendenze dell'AAS n.5 “Friuli occidentale”.
  • Consulente dal 2010 per il settore giovanile del Pordenone Calcio (Lega Pro).
  • Collaboratore esterno - Settore Giovanile Scolastico - FIGC del Friuli Venezia Giulia e membro del Coordinamento Regionale Psicologi Settori Giovanili della FIGC-SGS- Friuli Venezia Giulia.
  • Formatore della FIGC - Friuli Venezia Giulia - Settore Tecnico per i corsi allenatori UEFA B.
  • Socio dell’AIPS (Associazione Italiana Psicologia dello Sport)

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