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La giusta altezza

La giusta altezza

 
Obiettivo
Sommario
Come un adeguato utilizzo dell’altezza in relazione ai nostri giocatori influisce sul messaggio che arriva loro
 
Da qualche mese ci stiamo occupando di comunicazione efficace e la mia speranza è che ogni allenatore stia diventando via via più consapevole delle proprie modalità comunicative e, dove necessario, stia lavorando su di sé e sul proprio approccio coi giocatori.
In questo articolo voglio mettere l’accento su come un adeguato utilizzo dell’altezza del nostro corpo in relazione ai nostri giocatori influisce sui messaggi che arrivano loro.
 
Quando parliamo coi nostri calciatori, o col singolo atleta, possiamo avere differenti obiettivi e trovarci in diverse situazioni: Sto spiegando loro un esercizio? Sto informando la squadra su alcune dinamiche di gruppo scorrette o disfunzionali? Sto parlando ad un mio giocatore che sta attraversando un momento di difficoltà? Sto parlando ad un gruppo di piccolini che sono al loro primo allenamento? Sto facendo rispettare delle regole? Sto caricando i miei giocatori nel prepartita? …

I casi possono essere i più disparati, ed è evidente che non possiamo affrontarli qui tutti. Cerchiamo però, di capire come una consapevole e corretta gestione della nostra altezza in relazione ai nostri giocatori veicoli già di per sé messaggi importantissimi che possono essere in linea o contraddire quanto sto comunicando loro verbalmente.
 
Posizione di “maggior altezza” rispetto ai miei giocatori: posso farlo facendo sedere la mia squadra a terra mentre io resto in piedi, oppure posso mettere il mio corpo in posizione ben eretta e frontale, con spalle aperte e braccia conserte o mani sui fianchi. Questo tipo di scelta può essere adeguata se il mio obiettivo è:
  • Tenere una leadership autorevole;
  • Ribadire il rapporto di complementarietà tra me ed i miei giocatori;
  • Sottolineare e mostrare sicurezza in ciò che sto esprimendo;
  • Rinforzare attraverso il non verbale il mio disappunto rispetto, per esempio, comportamenti scorretti/regole infrante, ecc.
 
Posizione di “uguale altezza” tra allenatore e giocatori: significa mettermi letteralmente sullo stesso piano, sedendomi per esempio accanto ad un ragazzo in panchina, sedendomi a terra assieme ai miei giocatori, o parlando alla squadra frontalmente, in cerchio (vedi articolo sulla equidistanza) senza ostentare sicurezza ed autorevolezza attraverso gli altri canali del non verbale (tenere quindi, il corpo “morbido” e asimmetrico). Opto per una soluzione di questo tipo se il mio obiettivo è:
 
  • Tenere una leadership più democratica
  • Creare empatia;
  • Creare vicinanza emotiva;
  • Mettermi in una condizione di Ascolto autentico;
  • Creare un rapporto di maggior simmetria per quel momento. 
Se non gioco bene questo elemento comunicativo il rischio è che passino messaggi diametralmente opposti rispetto ai miei intendi. Per esempio, se nel momento di difficoltà invece di pormi sullo stesso piano del mio giocatore mi metto in piedi mentre lui è seduto avvilito, il giocatore potrebbe interpretare il nostro non verbale come mancanza di reale ascolto e comprensione, fretta da parte nostra, o aspettarsi una ramanzina!!
Quindi, più la comunicazione avviene sul piano emotivo/personale più ci deve essere una vicinanza che si esprima anche attraverso il mettersi sullo stesso piano fisico dell’atleta. Quando la comunicazione invece si sposta su un livello tecnico/tattico o di gestione delle dinamiche di gruppo (rispetto delle regole, dei ruoli, espressione di autorevolezza, ecc.) l’allenatore si metterà in rapporto complementare per esprimere la sua “superiorità” in termini di maggiori competenze tecniche e relazionali e di maggiore esperienza.

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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