Fiducia in sé e attenzione nel gioco | YouCoach Salta al contenuto principale

Fiducia in sé e attenzione nel gioco

Fiducia in sé e attenzione nel gioco

 
Obiettivo
Sommario
In questo articolo parleremo di autoefficacia ed autostima e di come essi influiscano sul grado di attivazione ed attenzione che il giocatore mette in campo
Autoefficacia ed autostima: due facce della stessa medaglia.
Se l’autostima può essere definita come il valore che la persona dà a se stessa, l’autoefficacia è la convinzione personale di essere in grado di riuscire in un compito.
Entrambi questi aspetti sono soggettivi e dipendono dalla visione che il giocatore ha di sé stesso, delle sue capacità e dalla sua valutazione del grado di difficoltà del gesto/esercizio che deve affrontare. Tuttavia, autoefficacia ed autostima sono fortemente influenzate dalle opinioni, dagli atteggiamenti e dalle scelte delle persone con cui il giocatore si relaziona.
Il valore che io do a me stesso e la credenza personale di essere in grado di eseguire un compito influiscono inevitabilmente sull’atteggiamento che terrò in campo.
Un atleta che non ha fiducia nelle proprie capacità, che crede di non essere capace o che ritiene il compito (richiesta del Mister piuttosto che la partita stessa) troppo difficile o al di sopra delle proprie possibilità avrà probabilmente un atteggiamento passivo, sarà demotivato o proverà forte ansia e paura per la prestazione. Il suo grado di attivazione (arousal) sarà basso o troppo elevato. Conseguentemente le sue capacità attentive subiranno delle interferenze negative per cui faticherà a concentrarsi e a rimanere lucido, calmo ed attento nelle cose che fa.
La conseguenza più probabile è una prestazione scadente o quanto meno al di sotto delle potenzialità, alimentando un circolo vizioso come mostrato in figura:
 
 
Al contrario, un atleta con una buona autoefficacia ed autostima alimenterà un circolo virtuoso:
 
 
Chiaramente ci sono molti fattori intervenienti in questo circolo, ma, occupandoci qui di capacità attentive, ho messo in evidenza ciò che riguarda gli aspetti di cui ci stiamo interessando.
 
Dalla mia esperienza clinica e sul campo noto, con grande dispiacere, come molti atleti talentuosi o di grandi potenzialità si allenano od ottengono prestazioni nettamente al di sotto delle loro possibilità proprio perché un vocina interiore suggerisce loro che “Non ce la faccio, è troppo difficile, è impossibile …”.
 
 
Compito quindi dell’allenatore è di adottare una serie di comportamenti e strategie al fine di alimentare il senso di autoefficacia e l’autostima di ogni singolo atleta affinché questi acquisisca quella fiducia di base fondamentale per esprimersi ed allenarsi al meglio.
 
Nel prossimo articolo vedremo nel concreto quali sono questi accorgimenti per accrescere tali aspetti di personalità che rappresentano, potremmo dire, lo scheletro su cui la persona si sostiene nell’affrontare le sfide che il campo da gioco e la vita le riserva.

 

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio". È inoltre Psicologa della FIGC veneto e docente FIN veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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