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L'allenatore dei portieri: funzione di tutela del portiere

L'allenatore dei portieri: funzione di tutela del portiere

 
Obiettivo
Sommario
A volte possono generarsi delle diversità di valutazione sulle qualità del giovane portiere che possono penalizzare e rallentarne l’affermazione. Vediamo quali.
L’allenatore dei portieri nelle società minori si occupa in genere di tutti o quasi tutti i portieri del settore giovanile e talvolta lavora anche con quelli della prima squadra. Nelle Società invece più strutturate e professionistiche questa figura è inserita all’interno dello staff di ciascuna squadra. 
Come già evidenziato nei precedenti articoli, il rapporto tra portiere e allenatore è fortemente individualizzato. Il tecnico infatti lavora per una intera stagione con al massimo quattro-cinque portieri che si esercitano durante gli allenamenti settimanali molto più con lui che con la squadra e il relativo mister. Conseguentemente pur essendo compreso nello staff, spesso il preparatore dei portieri si trova ad essere in parte periferico rispetto al resto del gruppo squadra e agli altri suoi colleghi tecnici e ciò può generare delle incomprensioni sia nelle valutazioni delle qualità del portiere, sia delle sue prestazioni in campo.
Portiere parata in tuffoIl preparatore infatti, vuoi per competenza specifica che per vicinanza con il portiere, è in grado di compiere delle valutazioni di elevata accuratezza sui livelli di apprendimento, maturità e preparazione raggiunti dal suo allievo sia in allenamento che in partita. Ma tali valutazioni non sempre coincidono con quelle del mister della squadra che è colui che decide, nella maggioranza dei casi, l’impiego o meno del portiere in gara. A differenza dei preparatori i mister infatti tendono in genere a privilegiare come criterio di scelta la variabile “sicurezza” che il portiere riesce a garantire alla squadra in termini di protezione della propria porta e di guida della difesa. Il preparatore invece utilizza uno spettro valutativo più ampio e distribuito su più livelli (tecnico, tattico, atletico e mentale) su cui fonda il suo giudizio sia delle buone prestazioni che di quelle meno buone.
 
RUOLI DIVERSI E DIVERSI PARAMETRI DI VALUTAZIONE
Tra mister e preparatore dunque possono nascere a volte delle diversità di vedute che pongono il portiere nella condizione di percepire da un lato la considerazione del preparatore ma dall’altro una svalutazione, diretta o indiretta, che riceve da parte del mister che non lo fa giocare. In più, la discutibile tendenza, ancor oggi presente in molti settori giovanili, a definire una gerarchia rigida con un portiere titolare e uno di riserva, aumenta i livelli di frustrazione e ostacola i processi di maturazione tecnica degli atleti. Per inciso basterebbe introdurre un criterio di alternanza tra i portieri, così come esiste per gli altri ruoli, e tanti di questi problemi verrebbero risolti dando la possibilità a tutti di farsi la necessaria esperienza in gara.
Questi e altri aspetti ancora, come ad esempio le reazioni critiche di mister, squadra e talvolta dirigenti nel caso di un errore importante in partita, suggeriscono la necessità di destinare la giusta attenzione ad interventi che “proteggano” la serenità del ragazzo che si dedica a questo ruolo, facendo comprendere a tutti, in primis allenatori e compagni, quanto esso sia impegnativo e carico di responsabilità.
 
COME SI TUTELANO I PORTIERI?
Per creare le migliori condizioni di tutela sportiva per il giovane portiere è allora necessario:
  1. che il preparatore sappia innanzitutto ritagliarsi una posizione di autorevolezza in seno allo staff, attraverso la sua competenza e la capacità di porsi in relazione in modo assertivo con mister e colleghi; 
  2. che il preparatore trasmetta al resto dello staff una serie di conoscenze di base sui principali fondamenti tecnico-tattici del ruolo del portiere e sulle tappe di addestramento necessarie per la sua formazione; 
  3. che il preparatore proponga al mister di effettuare una analisi congiunta della prestazione in gara del portiere, a partire da una griglia valutativa condivisa preliminarmente;
  4. che il preparatore si accordi col mister per condividere di volta in volta la scelta del portiere titolare;
  5. che il preparatore promuova degli interventi con il gruppo squadra per far acquisire ai compagni una visione più consapevole e rispettosa della complessità del ruolo di portiere, rinunciando a giudizi critici, e talvolta impietosi, nei confronti del compagno che sta in porta a difendere l’intera compagine.
È evidente che in questo modo il preparatore diventa centrale non solo sul campo di allenamento, ma viene ad assumere un ruolo di rilievo anche nella gestione globale del giovane portiere, sia all’interno del gruppo squadra, sia nel contesto più ampio della società sportiva di appartenenza.

Autore

| Psicologo - Psicoterapeuta
Laureato in Psicologia nel 1986 all’Università di Padova, svolge da 25 anni l’attività di psicologo clinico convenzionato presso il Dipartimento Dipendenze dell'AAS n.5 “Friuli occidentale”.
  • Consulente dal 2010 per il settore giovanile del Pordenone Calcio (Lega Pro).
  • Collaboratore esterno - Settore Giovanile Scolastico - FIGC del Friuli Venezia Giulia e membro del Coordinamento Regionale Psicologi Settori Giovanili della FIGC-SGS- Friuli Venezia Giulia.
  • Formatore della FIGC - Friuli Venezia Giulia - Settore Tecnico per i corsi allenatori UEFA B.
  • Socio dell’AIPS (Associazione Italiana Psicologia dello Sport)

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